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Investimenti nel Nordest Investire a treviso
Motivi di attrazione dell Economia Trevigiana

L’economia trevigiana, proprio perché dinamica ed avanzata, non può offrire consistenti agevolazioni finanziarie, fiscali o di altro tipo ai potenziali investitori, sia interni che provenienti dall’esterno della provincia.
I reali vantaggi, per coloro che entrano in relazione con l’economia trevigiana, sono invece quelli di collaborare con un territorio fortemente dinamico e flessibile, capace di cogliere insperate opportunità e di realizzare imprevedibili sinergie, laborioso e concreto, vocato all’internazionalizzazione ed aperto ai cambiamenti provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta, quindi, di interagire con un ambiente stimolante per crescere in innovazione e sperimentazione, non per abbattere i costi con agevolazioni o mediante fattori produttivi a buon mercato.

Data la connotazione prevalentemente manifatturiera dell’economia provinciale e considerato il diffuso tessuto di piccole e medie imprese, non è opportuno l’avvio di nuove attività tradizionali, che si aggiungerebbero a quelle esistenti esasperando la concorrenza e la polverizzazione in settori già affollati. E’ invece importante e ricco di prospettive l’insediamento di attività complementari a quelle esistenti e di servizi avanzati opportunamente specializzati a supporto dei settori manifatturieri di punta (calzatura sportiva, tessile ed abbigliamento, legno ed arredo, metalmeccanica ed altri minori).

La caratteristica struttura distrettuale delle maggiori produzioni trevigiane facilita notevolmente l’individuazione e la scelta delle nuove iniziative che presentano maggiori prospettive favorevoli, in un’ottica di cooperazione e di rafforzamento nei confronti di una competizione internazionale sempre più agguerrita.

Ma per collaborare con l’economia trevigiana non è nemmeno essenziale insediarsi nel suo territorio (anzi, insediamenti di una certa dimensione troverebbero dei grossi limiti nella carenza di spazi e nella saturazione d’infrastrutture), è importante invece per l’operatore esterno entrare in relazione commerciale ed economica da qualsiasi parte del mondo. Il “partner” trevigiano è generalmente corretto ed affidabile, puntuale negli impegni assunti, disponibile al dialogo ed all’accordo.
La valorizzazione dell’economia trevigiana passa attraverso questa fitta rete di relazioni con il resto del mondo, in cui ogni interlocutore si arricchisce di spunti ed opportunità per un miglioramento reciproco dei programmi e dei risultati.

Gli enti pubblici e privati competenti, tra cui prioritariamente la Camera di Commercio, supportano il sistema delle imprese in tutti questi aspetti di marketing territoriale e sono a disposizione per orientare gli operatori interni ed esterni in qualsiasi iniziativa di sviluppo.
I principali motivi di attrazione dell’economia trevigiana, sia all’ interno che all’esterno del proprio territorio, possono essere desunti dalla presentazione dell’economia trevigiana in “Treviso città d’acque”.

Investimenti nel Nordest Linee guida
Dopo aver letto con attenzione i suggerimenti dell’introduzione “Investire a Treviso”, il potenziale operatore o l’operatore che voglia intraprendere ulteriori attività a Treviso deve tener conto di una serie di informazioni e dati che sono presenti in varie sezioni del portale.

Innanzi tutto, per avere una visione d’insieme degli adempimenti,delle valutazioni e delle azioni da intraprendere per avviare una nuova impresa, si dovrà far riferimento alla Sezione Avvio d’Impresa e alle pubblicazioni:

Sarà bene, inoltre, consultare le Sezioni:

per conoscere le principali tecnologie ed i servizi offerti sull’argomento in provincia di Treviso.
Per considerare il grado delle conoscenze ed il mercato del lavoro

Per ogni ulteriore necessità di approfondimento, è disponibile il servizio integrato INTRAPRENDO gestito dalla Camera di Commercio di Treviso e da Treviso Tecnologia.

Rivolgiti all’ Ufficio Industria - turismo - nuova imprenditoria

Investimenti nel Nordest Il fenomeno NordEst
Il nordest resterà un fenomeno?

Il dibattito sullo sviluppo della nostra provincia e del Nordest non è affatto concluso. Non mancano i dati, i rapporti e le indagini socio-economiche. Quello che ancora non è del tutto chiaro è la direzione da imboccare perché il Nordest continui ad esistere come "fenomeno" di dinamismo economico e di radicamento sociale dei valori.

Alla fine nel futuro ci siamo ritrovati dentro, fino al collo! Per anni abbiamo sentito parlare di globalizzazione, settori maturi, internazionalizzazione, delocalizzazione, concorrenza dei Paesi emergenti a basso costo: l'entrata nell'Euro e la recente rivalutazione sul dollaro hanno accelerato a velocità supersonica processi in atto già da tempo ma anche posto sul tappeto - qualche volta in modo drammatico - problemi e problematiche che non sono più eludibili.

Il campo si divide quindi tra ottimisti ad oltranza e pessimisti più o meno convinti ma il vero punto è capire se il Veneto avrà la capacità di replicare nei prossimi anni i risultati già ottenuti negli anni novanta, anni in cui i tassi di crescita del PIL e delle esportazioni marciavano a livelli costantemente più alti della media nazionale e talvolta anche di quelli dell'economia UE. Nel futuro che ormai viviamo riusciremo a replicare "l'anomalia" Nordest?

Da più parti viene indicata la ricetta per mantenere alti livelli di performance: da un lato, delocalizzare le produzioni mature dove la competizione viene fatta sui costi mantenendo nel nostro territorio lo sviluppo del prodotto e le altre funzioni strategiche che creano valore; da un altro lato, fare più ricerca e più innovazione per sviluppare prodotti a più alta tecnologia e a maggior valore aggiunto. Sulla necessità di "più ricerca e più innovazione" sono d'accordo tutti, l'unico problema è capire come fare per innescare processi virtuosi tenuto conto che su questo fronte il nostro sistema Paese si trova in una posizione di marcata debolezza non solo verso gli altri Paesi industrializzati ma anche verso alcuni Paesi emergenti, che abbiamo una disponibilità di fondi molto limitata e soffriamo di parecchie rigidità ed inefficienze del nostro sistema di ricerca nazionale. Sarebbe quindi tempo di andare aldilà degli auspici e delle generiche indicazioni, cominciando invece a riflettere su cosa si deve fare per migrare verso un sistema industriale caratterizzato da prodotti innovativi a più alta tecnologia, meno esposti alla concorrenza dei Paesi a basso costo.

In questi termini, non si può non rilevare una vera e propria anomalia del sistema Italia: in nessun altro Paese industrializzato esiste una separazione così netta tra sistema delle imprese e mondo delle Università. Dove ricerca ed innovazione funzionano bene e producono risultati tangibili che aumentano in modo decisivo la ricchezza complessiva del sistema paese, esiste uno stretto rapporto, un'intima connessione tra il mondo delle Università e il mondo delle imprese, almeno di quelle più rappresentative. Questo accade non solo nei Paesi tradizionalmente più avanzati (si pensi alla Route 128 negli USA) ma anche in alcuni Paesi emergenti (un esempio per tutti: la regione del Banghalore in India).

Per vari ed antichi motivi, imprese e università rappresentano dalle nostre parti due universi che - salvo rare eccezioni - marciano su itinerari lontani e talvolta anche divergenti. E' questo un lusso che ci siamo tenuti per tanti, troppi anni e che ora dobbiamo finire di mantenere se vogliamo veramente migrare verso un sistema industriale "intensivo" come da più parti viene auspicato. Anche nel nostro Nordest, quindi, l'indicazione di "più ricerca e più innovazione" deve partire da un diverso e senz'altro migliore modo di intendere il rapporto tra università ed imprese. In particolare le imprese che vogliono fare della ricerca e dell'innovazione una leva strategica per competere sui mercati di tutto il mondo devono imparare a "sfruttare" in modo intensivo ed efficiente le competenze e le risorse delle Università e dei centri di ricerca e tessere una rete di relazioni con coloro che - nei campi specifici d'interesse - sono portatori delle conoscenze cercate e richieste. A questo punto, allargando il campo visuale anche al di fuori dei confini nazionali.