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Fonte: il Corriere del Veneto. Corriere.it di Claudio Trabona
PADOVA—Da qualche anno la Fondazione Nord Est, pur ritrovandosi tra le mani numeri negativi e aspetti problematici, preferisce pensare positivo. È così anche per il rapporto 2010, il primo che può pienamente fare il punto sulla Grande Recessione. La sintesi è che, come ripetuto ormai alla nausea negli ultimi mesi, il Veneto e i suoi vicini sembrano aver scollinato la fase più grave della crisi. La novità sta nell’atteggiamento («proattivo » lo chiama Daniele Marini) che le imprese e alcune istituzioni hanno assunto per reagire a un colpo così duro. Così la Fondazione parla di «tre R», cioé razionalità, rete, radicamento. In parole povere, la caduta dell’economia ha provocato nel sistema produttivo o nelle comunità locali risposte dinamiche e perfino rovesciate rispetto alle vecchie abitudini. Una per tutte: la tendenza, quasi inedita in una società che ha nell’individualismo un marchio di fabbrica, a «far squadra», come hanno raccontato la mobilitazione comune per la candidatura di Venezia alle Olimpiadi 2020 o del Nord Est a Città europea della cultura nel 2019.
Allo stesso modo, le imprese spingono sulla creazione di reti: «Dai nostri dati - spiega Marini - emerge che le aziende del territorio tendono a fare "innovazione di filiera", coordinando con i propri fornitori gli investimenti in nuovi prodotti e processi». Riflette Andrea Tomat, presidente degli industriali del Veneto e della stessa Fondazione Nord Est: «La risposta c’è. Gli imprenditori hanno dimostrato capacità e si sono rimessi in cammino alla ricerca di nuovi mercati ». Il problema è un altro: «In fondo ci stiamo muovendoall’interno dello schema precedente». E qui entra in gioco la politica: «Finora - sospira - è mancata la visione strategica». Ovvero: «Il governo ha fatto un’azione encomiabile sugli ammortizzatori sociali, così come sta agendo bene sul debito pubblico e la riduzione della spesa. Però vorremo che la politica sposasse qualche grande progetto per la crescita». Piano casa, green economy, servizi. «Si scelga. L’importante è che ci sia capacità di visione del futuro». E, ancora, le infrastrutture: «Speriamo arrivi una buona notizia sulla Tav in Veneto, l’assessore Chisso ce l’ha promessa a breve».
Poco più in là, Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei, si fa avanti: «Potremmo mettere finanziamenti a disposizione». Il problema poi è ripagare il debito verso la banca... Qualcuno fa notare la diserzione di massa di ministri veneti e governatore alla presentazione del rapporto della Fondazione, maTomat fa spallucce: «Abbiamo dato un taglio meno celebrativo all’evento ». Ritorna un antico tema: «Il Veneto senza peso nonostante i tre ministri? Io la vedo diversamente. Sacconi, per esempio, lavora per estendere il nostro modello a tutto il Paese, e questo fa bene anche a noi». E poi, senza sminuire il ruolo degli esponenti nordestini a Palazzo Chigi, «è molto più determinante, per noi, la gestione autonoma delle risorse». Il federalismo più che i ministri. Quanto ai primi cento giorni di Zaia, giudizio sospeso: «Auspichiamo che metta mano presto a provvedimenti importanti per la ripresa, il fattore tempo è decisivo». I numeri snocciolati dal team della Fondazione non possono che essere negativi fin qui: il periodo 2008-2009 si è chiuso con la riduzione «di 6 punti percentuali del Pil nordestino». Lo scorso anno la caduta è stata fragorosa per produzione industriale (-15%), esportazioni (-22%), occupazione (-2,3%, ovvero 73 mila persone in meno). Cosa induce a qualche ottimismo? «Prevale un atteggiamento pragmatico, prudentemanon attendista» nella comunità economica. Si razionalizza e ci si attrezza per nuove sfide. «L’incertezza ancora prevale - sottolinea Marini - e le previsioni degli imprenditori da noi intervistati lo confermano». Nel Nord Est è ancora più robusto il partito dei pessimisti (38,3% degli interpellati), cioé di coloro che prevedono l’arrivo della vera ripresa tra un anno e mezzo e oltre. Eppure, il Triveneto si muove. Non aspetta: «È alla ricerca di uno sviluppo sostenibile e competitivo insieme». E forse, per la prima volta, non lo fa solo con l’istinto di una comunità sovraffollata dagli anarco- produttori.
Claudio Trabona
10 luglio 2010
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