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Premio Mediterraneo di Poesia 2009 a Tahar Ben Jelloun.

04/11/2009 | Progetti - eventi |  Cerimonia di premiazione Venerdì 6 novembre 2009, alle ore 16, a Casa dei Carraresi.

logo fondazione Cassamarca

Tahar Ben Jelloun (Marocco) è il vincitore del Premio Mediterraneo di Poesia 2009, che gli è stato assegnato dalla giuria, composta da Tahar Bekri (Tunisia), Joumana Haddad (Libano), Khaled Hegazzi (Egitto), Chistos G. Lazos (Grecia), Brane Mozetic (Slovenia), Sibila Petlevski (Croazia),Paolo Ruffilli (Italia), Amadou Lamíne Sall (Marocco), Jordi Virallonga (Spagna).

 

Tahar BenJelloun è prevalso su Jolanda Insana (Italia) e Ataol Behramoğlu(Turchia).

 

La premiazione si svolgerà venerdì 6 novembre a Casa dei Carraresi, Treviso, alle ore 16, durante una festa della poesia che vedrà raccolti per un reading in onore del vincitore alcuni ospiti internazionali.

Il Premio Mediterraneo di Poesia

 

La Fondazione Cassamarca, con il patrocinio dell’Istituto Orientale di Napoli, organizza, sotto l’egida della Commissione Europea per i rapporti con gli Stati Mediterranei e dell’Unesco, il PREMIO MEDITERRANEO DI POESIA, da assegnarsi per il complesso dell’opera e della carriera a un poeta di uno dei paesi del bacino del Mediterraneo che abbia testimoniato nel suo lavoro il riferimento vitale a quella “mediterraneità” che accomuna, al di là delle differenze di lingua e di religione, tutti i popoli mediterranei.

Il Premio Mediterraneo di Poesia è sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il Premio è esteso a tutti gli stati che si affacciano sulle coste del Mediterraneo: Albania, Algeria, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Siria, Slovenia, Spagna, Territori palestinesi, Tunisia e Turchia.

 La motivazione

Felicemente in bilico tra due matrici culturali, la poesia di Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino di lingua francese, è giocata sui temi del vagabondaggio e della ricerca d’identità.

Vi convivono i toni del canto esistenziale e della riflessione sociale. È la ricchezza, umana ed espressiva, paradossalmente frutto di un Doppio esilio (titolo della raccolta per l’occasione pubblicata dalle Edizioni del Leone): quello dalla patria natale e quello nella patria d’elezione.

Nelle notti d’esilio dal paese amato soffia un vento così forte da far crollare gli alberi di nostalgia, e nelle notti d’esilio nel paese prescelto il vento che si leva è quello dell’inquietudine. Tutti i luoghi sono specchio dell’enigma dell’esistenza e non è possibile non essere esuli: “Nel silenzio di mattini errabondi, / assolti dal sospetto e dall’ombra, / ci alziamo nell’immensità del segreto, / la nostra eredità, la nostra passione, / per dire l’incomprensione del mondo.” Ieri come oggi, ecco l’identità della terra: “uomini come pacchi navigano fino all’estremo limite dell’oblio.” C’è Parigi, con la sua libertà e la sua grandeur, ma c’è soprattutto il Marocco.

Un Marocco di sogno che non ha bisogno di incenso o paramenti, custodito “da un cielo carico di uccelli / di passo, messaggeri di lontananze”, terra che scruta il chiarore lunare e attende la pioggia, nel cuore del vento che su Tangeri e Martil solleva un esercito di passeri e di falene spingendoli verso il sole assoluto e gonfia veli bianchi rigonfi come vele di barche.

È un precipitare di passioni, ovunque: nei caffè dove gli uomini discutono, nelle case dove donne di ieri e di sempre “sanno invecchiare e riempire la sera di caldi pensieri”, in una strada buia di Fès, di fronte al mare dipinto di verde, tra le pagine di quel libro mai scritto che è il deserto.

Già, il Deserto: sotto le palpebre del giorno, un territorio bianco appena sgualcito e che la notte evita di toccare, un’immagine, una dimora interiore dove si scende imboccando la scala del ricordo o la rampa della malattia, “segreto circondato da un segreto / più grande nascosto nello spazio inarrivabile che / nessun agrimensore potrà mai definire.” Ecco che un cavallo dalla criniera rossa si impenna e si consuma la disfatta delle parole: “la bilancia le ha pesate / l’aria le ha ripulite / la mano le ha ordinate / il libro le ha raccolte.” Migrazione, esilio, insonnia infinita, la poesia di Ben Jelloun accende le sue luci dorate dentro il mistero della vita. 

Tahar Ben Jelloun è nato a Fès nel 1944 e ha vissuto a Tangeri e a Casablanca. Si è trasferito nel 1971 a Parigi. In Italia, ha esordito pubblicando con Einaudi Creatura di sabbia(1987), cui hanno fatto seguito romanzi quali Le pareti della solitudine(1990),Notte fatale(1992),L'albergo deipoveri(2001) eL’ha ucciso lei(2008). Tra le sue opere più note figurano ancheLo scrivano,Giorno di silenzio a Tangeri,Lo specchio delle falene, Notte fatale,Partire. Hanno suscitato grande interesse per i temi che trattano, i due volumi Il razzismo spiegato a mia figliadel 1998 e L'islamspiegato ai nostri figlidel 2001, entrambi editi da Bompiani. E' del 1998 la raccolta di poesia daltitoloStelle velate, pubblicata da Einaudi. Ha ricevuto il premio Goncourt nel 1987.

 Cerimonia di premiazione

 

Venerdì 6 novembre 2009, alle ore 16, a Casa dei Carraresi

 

Per festeggiare il vincitore del Premio, si svolgerà un recital di poesia

con la partecipazione dei poeti:

Tahar Ben Jelloun (Marocco) Ataol Behramoğlu (Turchia),

Joumana Haddad (Libano),

Iolanda Insana (Italia), Jordi Virallonga (Spagna)

Il Quartetto di Archi eseguirà brani di musica classica

Conduce Paolo Ruffilli

 

 

Concerto Premio Mediterraneo

 

Programma

 

Prima parte:

W.A.MOZART (1756-1791)

Eine Kleine Nachtmusik KV 525

Allegro

Romance

Minuetto

Rondò

Seconda parte:

L.BOCCHERINI (1743-1805)

Quartetton° 6 G. 170 in La mag.

Amoroso

Allegro

Violini: Giovanni Bobisse, Corinna Canzian

Viola: Walter Barbiero

Violoncello: Anna Campagnaro

 

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