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Terza indagine sull’evoluzione della crisi: crescono le imprese ottimiste, sempre in tensione il mercato del lavoro.

30/10/2009 | Economia |  L’11% di imprese ha ricercato personale nel 2009. Le percentuali più elevate si rilevano per le imprese che rispondono a questo profilo: dimensioni mediamente più grandi, propensione all’export, forte diversificazione dei clienti (oltre 50 clienti/committenti).

Fonte: portavoce del presidente CCIAA Treviso relazione con i media.

La terza indagine, realizzata dall’Istituto Tagliacarne, fondazione per la ricerca di Unioncamere nazionale, su “L’evoluzione della crisi in provincia di Treviso nel terzo trimestre 2009” mette in luce che un 20% di imprese intervistate è interessata da una situazione di organico sovradimensionato rispetto al ciclo produttivo. Quota che sale al 30% con riferimento al comparto manifatturiero mentre scende al 10% per il terziario. Questa situazione di emergenza è affrontata in tre modi:

  • La maggior parte delle imprese con sovracapacità produttiva fa ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto nel manifatturiero;
  • Una seconda quota rilevante fa leva sulla diminuzione delle ore lavorate, soprattutto nel terziario (una su tre);
  • Il licenziamento resta l’ultima scelta (10% di imprese in tali situazioni) e trova un utilizzo prevalente nelle piccole imprese del manifatturiero.

Pur all’interno di questa tendenza generale l’11% di imprese ha ricercato personale nel 2009. Le percentuali più elevate si rilevano per le imprese che rispondono a questo profilo: dimensioni mediamente più grandi, propensione all’export, forte diversificazione dei clienti (oltre 50 clienti/committenti).

“Si tratta, con tutta evidenza, commenta Federico Tessari, presidente della Camera di Commercio di Treviso, di un profilo d’azienda che, nonostante la crisi in atto, resta in contatto con i mercati più dinamici e sente comunque il bisogno di portare avanti anche un ricambio, se non un incremento, delle competenze tecnico-professionali dentro la propria organizzazione per perseguire al meglio alle sfide poste dall’innovazione e dalla competitività”. Nel 54,5% dei casi si tratta di figure professionali acquisite con contratti a tempo indeterminato.Il campione individuato è lo stesso delle precedenti rilevazioni: 100 imprese manifatturiere e 100 dei servizi. Gli indicatori sono stati esaminati in un’ottica congiunturale, terzo trimestre 2009 rispetto al secondo trimestre, piuttosto che tendenziale, cioè anno su anno.

L’IMPATTO DELLA CRISI SU INVESTIMENTI E FATTURATO

La nota positiva, in linea con la precedente rilevazione di giugno, riguarda gli investimenti che aumentano del +5,3% trainati dal settore terziario mentre nel manifatturiero girano in negativo. “Gli investimenti in azienda, commenta il presidente Tessari, sono rivolti per il 34% all’innovazione di prodotto e per un altro 25% all’innovazione produttiva/organizzativa. Assieme alla qualità dei collaboratori sono le componenti chiave delle strategie competitive ed assolutamente cruciali quando si deve affrontare la ristrutturazione produttiva per fare fronte alle crescenti sfide competitive”.

In termini di fatturato le imprese che si difendono meglio dalla crisi sono quelle con più di 50 committenti, quelle con oltre 10 addetti, quelle che si sono costituite dopo il duemila e le imprese esportatrici abituali rispetto a quelle domestic oriented. E questo nonostante la loro maggiore esposizione alle criticità della congiuntura internazionale.

CREDITO E IMPRESE

Nel contesto dell’economia di Treviso, circa il 40% degli imprenditori avverte un peggioramento del rapporto con le banche. Approfondendo gli aspetti del rapporto banche-imprese si nota che pesa il costo del denaro: 69,6% e la richiesta di garanzie: 67,1%. Seguono, per importanza, il costo delle commissioni: 59,5%, l’adeguatezza del credito concesso rispetto alla richiesta: 58,2% e la flessibilità della durata del finanziamento: 44,3%.

STRATEGIE ED INTERVENTI PER FRONTEGGIARE LA CRISI

Le dichiarazioni raccolte evidenziano che, nell’ultimo periodo, il 24% delle imprese adotta la compressione dei margini anche nel tentativo di mantenere le proprie quote di mercato. Si punta comunque anche sull’aumento della qualità dei prodotti/servizi offerti: 17%, sull’adozione di nuove strategie commerciali: 16%, sull’ampliamento della gamma dei prodotti: 14,%, sulla riduzione del personale: 13% e la razionalizzazione dei costi di approvvigionamento e produzione: 9%.

QUANDO LA SVOLTA?

Crescono fino al 60,5% le imprese che si attendono i segnali di ripresa nel corso del 2010 mentre 3 mesi fa erano il 52,5%. Per circa un quinto degli imprenditori rimane, invece, più plausibile il 2011, mentre un 8,5% ritiene sia possibile poter intravedere dei segnali di cambiamento in positivo durante il 2009.

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