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News - Economia
Beni culturali. Il Centro per il management (Eccom) ha individuato 21 profili per la tutela del patrimonio.
I musei aprono le porte ai creativi.
Fonte: Newsletter ilsole24ore.com 9 ottobre 08 di Massimiliano Del Barba.

L'Italia, lo si ripete spesso, ospita qualcosa come il 70% dell'intero patrimonio artistico mondiale. Un onore che, pur rappresentando un lecito motivo di vanto, costituisce anche una grossa responsabilità, richiedendo adeguati e costanti sforzi per assicurarne la conservazione e valorizzarne i contenuti culturali.

Il primo passo per raggiungere tale obiettivo è sicuramente quello di sviluppare la presenza sull'intero territorio nazionale di figure professionali capaci di trasformare musei, palazzi e siti archeologici in una risorsa condivisibile dai cittadini e spendibile economicamente, soprattutto all'estero, come attrattiva turistica.

Di questo si sta occupando il Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale che ha avviato, insieme al l'università Iulm di Milano e alla società di consulenza Izi, una ricerca intitolata "Le figure professionali operanti nel processo di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale", finanziata dal Fondo sociale europeo e promossa dalle Regioni Lombardia, Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Valle d'Aosta e dalla Provincia autonoma di Bolzano.

Attraverso l'individuazione di 21 diversi profili professionali capaci di rispondere alle esigenze di conservazione del patrimonio artistico italiano e di organizzazione degli spazi di promozione e degli eventi culturali, lo studio si propone quindi di rispondere alla necessità di «standardizzare i percorsi formativi» che, in Italia, sottolineano i curatori, «paiono tuttora poco omogenei e incapaci di rispondere alle domande del mercato».

Il 70% delle imprese edili che si occupano di ristrutturazione denuncia infatti la carenza di figure professionali nel settore dell'esecuzione dei lavori, mentre il 30% delle strutture museali evidenzia un'insufficienza numerica nell'area della cura e e gestione delle collezioni d'arte.

«Le facoltà e gli Enti pubblici – spiega il professore Michele Trimarchi, docente di Analisi economica del diritto all'università di Catanzaro – dovrebbero tenere maggiormente in conto le richieste che provengono dal mondo del lavoro, liberandosi dal rigido schematismo che troppo spesso le informa per dare spazio, attraverso una morbida declinazione delle specializzazioni, all'energia che viene sprigionata dalle professioni umanistiche».

Finora lo studio ha individuato una decina di figure professionali, divise fra l'ambito conservativo e quello dell'accesso e della fruizione, inseribili nelle pubbliche amministrazioni e, soprattutto, nel settore privato del restauro e della valorizzazione dei beni architettonici.

Per quanto riguarda il livello conservativo, la domanda maggiore riguarda i responsabili di cantiere in grado di coordinare il restauro architettonico e diagnosticare il patrimonio culturale, i tecnici manutentori degli edifici storici e delle superfici decorate e, a livello operativo, i muratori specializzati in intonaci, opere di copertura, stucchi, dorature e falegnameria. Sul versante della fruizione, invece, le figure più richieste sembrano essere quelle di esperto in marketing culturale e in servizi educativi e di tecnico e operatore dei servizi di accoglienza e di custodia del patrimonio artistico.
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13 ottobre 2008