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Mestre diventerà una città accessibile a tutti.
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Fonte Il Gazzettino,  martedì 13-05-2008. di Marco Bampa

VENEZIA. Una città accessibile a tutti: con strade pedonali sempre percorribili senza insormontabili scalini o improvvisi avvallamenti di mezzo, edifici pubblici dove per salirci non ci si debba attrezzare come per scalare una montagna, fermate dei bus (e del tram prossimo venturo) dove non sia un'impresa al limite dell'umano salire o scendere dal mezzo pubblico. Così vuole diventare Mestre grazie al Peba, il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche di cui si sta dotando il Comune e che una volta pronto (è partito a ottobre e ci vorrà circa un anno per completarlo) mira a rendere la vita più facile a tutti: non solo a disabili in carrozzina o a ipovedenti, ma anche a mamme col passeggino, anziani, o a chi magari usa temporaneamente le stampelle perchè ha un problema fisico. Insomma a chiunque si trovi a che fare con un problema di mobilità. Il Comune ha coniato anche uno slogan che sottintende la filosofia del progetto: "Mestre supera e stessa". Un piano che aggiorna quello esistente dal '98 e che riguardava solo gli spazi pubblici (aree verdi, strade, piazze) e che ora si occuperà anche degli edifici comunali per renderli appunto accessibili a tutti.

«Vogliamo rendere concreto quanto stabilisce la convenzione Onu sui diritti di chi soffre di disabilità - spiega Giuseppe Toso consigliere delegato per la mobilità delle persone con disabilità - perchè non restino solo sulla carta. Sarà condiviso, perchè chiederemo la collaborazione e l'apporto delle associazioni interessate e dei semplici cittadini. Qui non si tratta solo dell'accesso agli edifici pubblici, ma anche di integrare i percorsi pedonali, renderli accessibili a tutti ed arrivando ad un vero piano urbano della mobilità personale. Mi spiego: inutile avere la fermata del bus a posto, se poi non riesco a percorrere la strada che sta davanti perchè ci sono degli ostacoli. E questo piano dovrà essere il linguaggio unico dell'amministrazione per tutta l'amministrazione comunale, comprese Municipalità e aziende come Actv e Pmv, che si dovranno adattare a rispettarlo». Un piano che nei fatti è già applicato: ad esempio con le fermate del tram attualmente in costruzione, che Pmv ha realizzato con tutti i crismi per garantire l'accessibilità totale. E per rispettare la filosofia di portare poi le persone dalla fermata alle strade percorribili, il Comune ci ha aggiunto dei soldi (660.000 euro nel 2006 e 500.000 nel 2008) per realizzare i percorsi di collegamento verso le fermate. Mentre per il puro e semplice abbattimento delle barriere architettoniche dal 2005 nel bilancio comunale sono stati stati stanziati 3.600.000 euro per Mestre e quasi 4 milioni per Venezia (che per natura ha problemi strutturali a volte insormontabili), di cui 1.200.000 trasferiti alle Politiche sociali per le cosiddette "prese al piano", ed un milione per i tre bandi per costruire servoscala e ascensori.

L'attenzione del Comune per l'abbattimento delle barriere trova per altro una forte motivazione nei numeri, visto che secondo le stime europee entro il 2050 il 35\% delle persone avrà problemi di mobilità: un aumento costante che si registra anche a Venezia, basti pensare che gli iscritti al trasporto speciale dedicato sono raddoppiati in due anni, dai 650 del 2004 ai 1211 del 2006. «L'importanza di questo piano aggiunge Toso sta anche nel tipo di approccio con cui si affrontano le problematiche: una volta si individuavano le barriere per poi studiare i modi per superarle, oggi si progettano e realizzano spazi già privi di ostacoli».

Un concetto ripreso dal sindaco Massimo Cacciari, che ha colto al balzo l'occasione per dare una stoccata a certi progettisti che non tengono conto delle barriere e continuano ripresentarle per le loro opere. Lanciano una specie di monito-invito agli architetti: «Mi sembra paradossale dover rimuovere le barriere architettoniche: non sarebbe più semplice non crearle prima? Capisco per il vecchio - ha osservato - perchè non c'era un certo tipo di sensibilità, ma al giorno d'oggi è più utile ed anche più economico progettare luoghi pubblici e privati a misura di portatori di disabilità, e quindi già privi di barriere, piuttosto che studiare i modi per superarle, spendendo soldi. Le case forse vengono meno belle? È una questione di civiltà, ma anche di risparmio, bisognerebbe non concedere le licenze se non si rispettano certi criteri. Purtroppo a volte c'è una mancanza di sensibilità che caratterizza i progettisti. Mi auguro che si convincano a lasciar perdere certe soluzioni poco adatte a chi ha problemi di mobilità».

Marco Bampa

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14 maggio 2008