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La matematica non sarà mai il mio mestiere... cantava Antonello Venditti. E in qualche modo è stato profeta in patria, dato che, ironia della sorte, numeri alla mano, l’Italia sembra ottenere il non invidiabile primato negativo di conoscenza e studio della matematica.
I dati Ocse-Pisa, che considerano sessantacinque paesi e regioni, sanciscono che l’Italia è nelle retrovie e si piazza al 43° posto, al di sotto della media generale.
Il Veneto in controtendenza si piazza all’undicesimo posto, con un risultato nettamente superiore non solo alla media italiana, ma anche a quella dei Paesi Ocse. In Scienze questo risultato è addirittura migliore.
In generale però è emerso che i ragazzini non studiano la matematica perché non la amano e perché non ci sono professori di matematica che gliela fanno amare.
Dei 28mila insegnanti delle scuole medie primarie italiane, solo il 19% di loro è laureato in matematica.
Il resto della categoria è formata da ingegneri, chimici, astronomi, biologi e laureati in scienze naturali. Ma anche veterinari, farmacisti e dottori in scienze forestali.
Il Veneto prova allora a consolidare la propria leadership in questo campo e migliorare ulteriormente la “propensione” dei propri studenti verso la matematica.
Come? Giocando. Si è chiuso, infatti, recentemente e con riscontri positivi il progetto pilota per le scuole primarie per promuovere matematica e aritmetica come materie di studio.
La didattica si è basata su un sistema d’apprendimento amichevole, attraverso il gioco. Ha avuto come temi, ad esempio, ‘Nuovi problemi per nuove conoscenze: problemi matematici per coinvolgere e stimolare gli studenti’; ‘Il piegamento della carta come strumento didattico per la geometria piana’; ‘Numeri in tavola: esercizi per sviluppare le capacità del calcolo a mente’; ‘Cruciverba numerici: imparare le addizioni divertendosi’; Il Quadrato magico’; ‘I numeri naturali: colpo d’occhio e strategie del contare’.
Il progetto, ideato da Veneto Innovazione, e sostenuto dalla Regione Veneto, attraverso l’assessorato alle Politiche dell’Istruzione e della Formazione, ha visto la collaborazione del Ministero della Pubblica Istruzione attraverso l’Ufficio Scolastico Regionale e il coinvolgimento di tutte le università venete e di Cà Foscari in particolare.
Lo scopo è stato favorire l’apprendimento della matematica tra gli alunni della scuola primaria, in modo da colmare una lacuna formativa sempre più avvertita nelle giovani generazioni e per orientare gli studi futuri dei ragazzi allargandone gli orizzonti mentali e le opportunità.
“Con questo progetto, il Veneto si colloca in posizione di avanguardia in Europa.
Sono infatti pochissimi gli Stati o le Regioni che si sono posti il problema di proporre in modo diverso e coinvolgente l'approccio alla matematica. Oggi la matematica è considerata arida, noiosa, astratta, e questo ha l'effetto di allontanare i nostri ragazzi dalle discipline scientifiche. Il nostro è un progetto intergenerazionale con cui ci proponiamo di dimostrare invece che la matematica può esprimere concretezza, creatività, divertimento senza perdere il suo rigore formale: basta saperla affrontare.” Questa l’opinione di Giorgio Simonetto, presidente di Veneto Innovazione e tra gli ideatori del progetto.
Il fatto è che, come ricorda ancora Simonetto: “Se guardiamo all’esempio dell’India che si è risollevata economicamente soprattutto grazie all’aumento esponenziale di laureati in ingegneria, informatica e matematica e all’apporto che questi hanno dato al loro paese, possiamo farci un’idea di che peso abbia la conoscenza di materie scientifiche per un paese.”
Sbuffa innervosito Simonetto, ma senza perdere l’ottimismo: “Il gioco è il miglior lasciapassare per la matematica nei confronti dei più giovani. Il cervello dei bambini è vivacissimo e alla costante ricerca di stimoli, stimoli che la matematica può fornire in abbondanza. Fantasia, creatività e rigore. Abbiamo notato che stimolando lo studio dell’aritmetica fin dalle scuole primarie, l’incidenza della scelta di facoltà scientifiche nell’età matura aumenta. C’è una forte correlazione”.
Ed è propriamente questo lo scopo dell’iniziativa, favorire lo studio della matematica attraverso attività ludiche.
E questo proposito si è espresso anche il matematico più gettonato dello Stivale, Piergiorgio Odifreddi, sottolineando come il problema non sia solo degli studenti italiani, o in una sua percentuale ma anche e soprattutto nel fatto che negli ultimi anni molti giovani e giovanissimi si sono abituati a mezzi come televisione, internet, playstation, auricolari. Dopo pochi minuti si annoiano. Senza sottovalutare il problema della concentrazione che nell’era del digitale, sembra non essere richiesta, si clicca e si trova.
Altro tasto dolente messo in risalto da Odifreddi, ma non solo da lui, è quello della diversificazione dei tipi di intelligenza, la prima a svilupparsi è quella musicale, l’ultima, verso i tredici anni, è quella matematica, quando ormai si è già spesso deciso che il bambino “non è portato”.
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