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C’era un’atmosfera che credo molti eventi possano invidiare , ieri al corso di design della moda. Tre, tra le più importanti protagoniste della moda italiana, con i loro racconti ci hanno fatto girare il mondo.L’atmosfera era così amichevole e confidenziale tanto da farci conoscere un pezzo di storia della moda in maniera privilegiata. Nel fitto programma della giornata, organizzata al Corso di Design della Moda, per i festeggiamenti dei 40 anni della Benetton, era prevista l'intervista da parte della nota giornalista Giusi Ferrè a Giuliana Benetton, vi forniamo alcuni passaggi. Giusi Ferrè inizia la sua intervista, chiedendo dettagli sugli abiti che Giuliana Benetton ha creato per la sfilata di Parigi per festeggiare i 40 di attività.
In 20 minuti, risponde Giuliana Benetton, ho cercato di riassumere 40 anni. Alcuni capi sono stati realizzati per la passerella ma circa il 40% sono già in produzione. Ma come è stato l’inizio chiede Giusi Ferrè, Benetton è il colore è la maglia. Giuliana racconta come abbia sempre avuto la passione della maglia e della sua caparbietà di andare contro la decisione della mamma che la vedeva impegnata in un’altra professione. E poi, avuto il benestare, come si sia dedicata con entusiasmo, senza contare le ore, per realizzare i suoi capi, per capire come funzionavano le macchine da maglieria, per fare sperimentazioni, messe sempre in discussione per ottenere il meglio. In seguito arrivò la proposta del fratello Luciano - tu fai, io vendo – e da lì tutto ebbe inizio. Quando avete pensato di chiamare il vostro marchio con il vostro cognome.
L’attività che Giuliana aveva portato avanti per dieci anni portava il marchio très jolie si chiamò Benetton - dice - quando ci siamo sentiti sicuri di chiamarlo con il nostro nome. La Ferrè ricorda come il mondo della moda si sia accorto del marchio Benetton nel momento in cui fu inaugurato il negozio in via Montenapoleone. Sì risponde, i clienti arrivavano con i capi firmati e abbinavano le nostre maglie. Abbiamo sempre puntato ad un prodotto medio alla portata di tutti. Ecco il cardato, il cashmire povero che potevi colorare. Il successo – continua - è sempre stata l’unione della famiglia, ognuno era bravo nel proprio settore e ancor oggi racconta, siamo uniti come all’inizio.
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