L’economia
trevigiana fra vocazione manifatturiera e terziarizzazione
In
base ai più recenti Censimenti sulla Popolazione e sull’Industria
realizzati dall’ISTAT di Roma (Istituto Nazionale di
Statistica) nel 2001, in provincia di Treviso si contano
795.264 abitanti (+6,9% rispetto al
1991) e 72.565 unità locali (+17,2%
rispetto al 1991), che danno impiego a 308.097 addetti.
Esiste in pratica una unità locale ogni 11 abitanti.
A questi dati si aggiungano: 3.728 istituzioni
no profit, sia pubbliche che private (fonte
ISTAT, 1999) e 43.697 aziende agricole
(fonte ISTAT, 2000), quasi tutte a conduzione familiare
e per l’88% con meno di 5 ettari di superficie agricola
utilizzata.
La principale vocazione dell’economia trevigiana, ad
ogni modo, è l’industria manifatturiera:
il 47,4% degli addetti della provincia (quasi 146.000)
è impiegato in uno dei settori industriali cui si lega
la reputazione di Treviso nel mondo: agroalimentare,
abbigliamento, calzature sportive, elettrodomestici,
macchinari industriali, mobili, porcellana, lavorazioni
di carpenteria in metallo, industria della plastica.
Il complesso di questi settori genera un volume di esportazioni
pari ad oltre 8.300 milioni di Euro nel 2003: Treviso
è la quarta provincia in Italia per export e terza per
saldo export/import (prima in Veneto), con un attivo
commerciale che sfiora i 4.000 milioni di Euro.
Il commercio con l’estero:
quadro di sintesi al 2003 e aggiornamento
ai primi nove mesi del 2004
Treviso
è la 4a provincia in Italia per valore delle
esportazioni (8.328 milioni di Euro, dato 2003),
e la 3a quanto a saldo fra esportazioni
ed importazioni (prima in Veneto). L’attivo della bilancia
commerciale ammonta a 3.972 milioni di Euro: quasi la
metà del dato regionale, oltre il triplo del dato nazionale.
La propensione della Marca Trevigiana per gli scambi
internazionali è sintetizzabile con il tasso
di copertura delle esportazioni sulle importazioni:
per ogni 100 Euro di merce importata Treviso ne esporta
191,2. Un tasso che non ha paragoni né con il dato regionale
(pari a 128,8) né con quello nazionale, di poco sopra
il pareggio (100,4 Euro di export contro 100 Euro di
import).
Ma Treviso non si è fermata semplicemente allo stadio
dell’internazionalizzazione mercantile: altrettanto
significativo è il percorso di integrazione internazionale
della produzione, avviato in modo consistente dalle
imprese trevigiane, particolarmente nel settore moda.
Le aree di internazionalizzazione produttiva sono l’Est
europa e il Far East asiatico: la Romania, nel 2003,
si è affermata come primo Paese per provenienza dell’import
trevigiano.
Nel
complesso, principali mercati di destinazione
dell’export trevigiano restano – nonostante
la situazione congiunturale non brillante degli ultimi
anni - Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Stati
Uniti: ma è interessante verificare come cambia la geografia
degli scambi – e la relativa dinamica - in relazione
ai singoli settori merceologici.
Se è vero infatti che l’export trevigiano ha conosciuto
una flessione del –0,4% dal 2003 al 2002 (e del –3%
rispetto al 2001), il Veneto e l’Italia hanno dovuto
registrare flessioni assai più consistenti: rispettivamente
del –8,5% e del –4% rispetto al 2002 (del –7,7% e del
–5,4% rispetto al 2001). Dunque si può parlare, per
Treviso, di maggiore tenuta competitiva dei suoi prodotti.
Vediamo in dettaglio, pur velocemente, alcune indicazioni
di performance per i principali settori del manifatturiero
trevigiano, comparate con il dato veneto e nazionale.
I dati fanno riferimento al 2003, ultimo anno disponibile
al momento in cui andiamo in stampa.