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Il Patto strategico di sviluppo della provincia di Treviso deve tener conto,
oltre che della struttura settoriale e dimensionale del nostro sistema produttivo
(v. articoli precedenti di questa rubrica), anche di quella territoriale, in
quanto la distribuzione delle attività non è uniforme e pertanto
i fattori di sviluppo e gli interventi possibili sono diversi tra zona e zona,
non potendosi così concepire una politica di sviluppo uguale per tutto
il territorio provinciale.
Anche se gli assi innovazione e conoscenza del Patto strategico vanno bene
per l’intera provincia, essi si devono declinare in maniera diversa secondo
i settori, le dimensioni ed il territorio delle aree interne. Soprattutto è importante
il binomio settore-territorio, perché se un settore è significativo
(o, meglio ancora, prevalente) in un territorio sarà più agevole
condurre una politica di innovazione e di conoscenza in favore di quel settore
e stimolare la nascita o la crescita di attività collegate nello stesso
territorio anziché in un altro. Certamente l’espansione di un
settore e le sue interdipendenze con altri possono avvenire anche in territori
molto lontani tra loro, ma ciò avviene in tempi più lunghi e
con maggiori difficoltà.
In questo modo, una politica di sviluppo settore-territorio è ancora
attuale e quindi le realtà distrettuali, da alcuni considerate obsolete,
sono ancora da favorire, come è avvenuto per il passato. Anzi, un aiuto
al rafforzamento ed alla coesione del distretto è basilare per ottenere
sinergie nello sviluppo del capitale umano che possono produrre maggiori conoscenze
ed innovazioni comuni, mentre è chiaro che vada anche perseguita l’internazionalizzazione
dello stesso distretto per ricercare opportunità e vantaggi anche all’esterno.
Semmai, il problema territoriale evidenzia il fatto che non tutte le aree
dispongono di settori “leader” riconosciuti e collaudati per innescare
nuovi percorsi di sviluppo ed allora bisogna individuare o scoprire un’identità interna
di base da valorizzare e su cui costruire un inedito processo di crescita.
Ma non possiamo nemmeno frammentare troppo le identità territoriali
(spingendoci, ad esempio, ad un livello comunale troppo ristretto), in quanto
bisogna partire da una “massa critica” sufficientemente consistente
di abitanti e di risorse per costruire uno sviluppo apprezzabile e dimensionalmente
significativo nel contesto dell’economia provinciale, che è pur
sempre il punto di riferimento per la “mission” camerale e per
una programmazione a livello aggregato.
A questo punto, si può osservare il seguente prospetto che presenta
i comuni della provincia di Treviso appartenenti a ciascuno dei tre distretti
storici .
Comuni della provincia di Treviso appartenenti
o meno ai tre distretti storici
(Calzatura sportiva – Legno/arredo – Inox Valley):
Calzatura sportiva (n. 16 Comuni): Altivole – Asolo – Caerano
di San Marco – Castelcucco – Cavaso del Tomba – Cornuda – Crocetta
del Montello – Giavera del Montello – Maser – Monfumo – Montebelluna – Nervesa
della Battaglia – Pederobba – Possagno – Trevignano – Volpago
del Montello
Legno-arredo (n. 55 Comuni): Asolo – Borso del Grappa – Cappella
Maggiore – Castelcucco – Cavaso del Tomba – Cessalto – Chiarano – Cimadolmo – Cison
di Valmarino – Codognè – Colle Umberto – Conegliano – Cordignano – Crespano
del Grappa – Farra di Soligo - Follina – Fontanelle – Fonte – Fregona – Gaiarine – Godega
di Sant’Urbano – Gorgo al Monticano – Mansuè – Mareno
di Piave – Meduna di Livenza – Miane – Monfumo –Moriago
della Battaglia – Motta di Livenza – Oderzo – Ormelle – Orsago –Paderno
del Grappa – Pieve di Soligo – Ponte di Piave – Portobuffolè – Possagno – Refrontolo – Revine
Lago – Salgareda – San Fior – San Pietro di Feletto – San
Polo di Piave – Santa Lucia di Piave – San Vendemiano – San
Zenone degli Ezzelini – Sarmede – Segusino – Sernaglia della
Battaglia – Susegana – Tarzo – Valdobbiadene – Vazzola – Vidor – Vittorio
Veneto
Inox Valley (n. 21 Comuni): Cappella Maggiore – Cison
di Valmarino - Codognè – Colle
Umberto – Conegliano – Cordignano – Fregona – Gaiarine – Godega
di S. Urbano – Mareno di Piave – Orsago – Revine Lago – San
Fior – San Pietro di Feletto – Santa Lucia di Piave – San
Vendemiano – Sarmede – Susegana – Tarzo – Vazzola – Vittorio
Veneto
Aree non distrettuali (n. 29 Comuni): Arcade – Breda
di Piave – Carbonera – Casale
sul Sile – Casier – Castelfranco Veneto – Castello di Godego – Istrana – Loria – Maserada
sul Piave – Mogliano Veneto – Monastier – Morgano – Paese – Ponzano
Veneto – Povegliano – Preganziol – Quinto – Resana – Riese
Pio X – Roncade – San Biagio di Callalta – Silea – Spresiano – Treviso – Vedelago – Villorba – Zenson
di Piave – Zero Branco.
Come di può osservare, il distretto più esteso è quello
del Legno-arredo che comprende ben 55 Comuni, quindi l’Inox Valley conta
21 Comuni ed infine la Calzatura sportiva forma un distretto di 16 Comuni.
E’ pure da tener presente che 5 Comuni di quest’ultimo distretto
fanno parte anche di quello del legno-arredo, il quale, a sua volta, comprende
anche tutti i comuni dell’Inox Valley. Pertanto, i Comuni distrettuali
risultano complessivamente 66, mentre le aree non distrettuali appartengono
a 29 Comuni comprendenti la parte sud-ovest del territorio provinciale, incluso
pure il capoluogo di Treviso.
Come è già stato accennato, i Comuni distrettuali dovrebbero
più opportunamente programmare uno sviluppo incentrato sulla valorizzazione
delle produzioni distrettuali e di quelle collegate e complementari. Per i
territori appartenenti a due distretti, poi, i due settori “leader” non
devono essere alternativi, anzi potrebbero essere integrabili, e comunque si
dovrebbe progettare uno sviluppo per entrambi i settori. Altre interdipendenze
settoriali possono scaturire con le produzioni tipiche, soprattutto agricole,
tra cui è stata individuata l’area distrettuale del Prosecco tra
Conegliano e Valdobbiadene, che può affiancare il suo valore aggiunto
agroalimentare a quello del settore del mobile e/o della lavorazione dell’acciaio.
Nelle aree non distrettuali si devono ricercare delle identità particolari
del territorio (sempre possibilmente a livello di più Comuni) in grado
di fungere da “volano” di sviluppo anche per le altre attività,
a parte il Comune capoluogo di Treviso che per la vastità e complessità dell’articolazione
settoriale esistente potrebbe fungere da centro direzionale e coordinatore
di tutte le attività emergenti e collegate, nonché da sistema
metropolitano con gli altri centri veneti (particolarmente Padova e Venezia).
Ovviamente il progressivo passaggio dell’economia verso il macrosettore
dei servizi (terziarizzazione) nei territori distrettuali deve avvenire a principale
vantaggio e rafforzamento della competitività dei settori “leader”,
mentre nelle aree non distrettuali i servizi alle imprese possono essere più generali
e possono fiorire più liberamente anche servizi innovativi alle persone.
Comunque, è da ribadire che i tre principali fattori di sviluppo per
l’economia provinciale previsti nel Piano strategico per il quinquennio
2006/2010 (precisamente: riposizionamento competitivo, innovazione e conoscenza)
sono prioritari per tutte le aree territoriali. Devono, però, essere
coniugati ed applicati in rapporto ai settori di sviluppo individuati per ogni
singola area (distrettuali o non).
Renato Chahinian
Tratto da "L'Economia della Marca Trevigiana", n.1 - 2006
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