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Notizie sull'economia
Il finanziamento dell'economia veneta
Dalle “Note sull'andamento dell'economia delle regioni italiane" della Banca d'Italia una lettura della situazione finanziaria delle imprese Venete

Sono molti i contributi che i diversi organismi di ricerca hanno prodotto in relazione all’andamento registrato dall’economia veneta nel 2003. Tra tutti, alcuni dei quali già sintetizzati e commentati in queste pagine, riteniamo interessante segnalare la “Nota” curata dalla sede di Venezia della Banca d’Italia, e, particolarmente, la sezione dedicata al finanziamento dell’economia regionale. Appare infatti utile riportare una sintesi dei dati raccolti in questo lavoro in quanto derivanti da una fonte anche strutturalmente diversa e, sia pure parzialmente, speculare rispetto al nostro usuale “interlocutore”, rappresentato dall’impresa.

L’incipit è già in contro tendenza rispetto agli indicatori economici generali: nonostante la perdurante stagnazione dell’economia, anche veneta, nel corso del 2003, il tasso di crescita dei prestiti concessi dalle banche alla clientela regionale è infatti aumentato dal 6,2% all’8,6% tra la fine del 2002 e la fine del 2003. La crescita è stata determinata, in misura preponderante – aspetto che sarà ulteriormente valutato - dalla componente a medio-lungo termine, componente aumentata del 17,7%; diverso è stato l’andamento dei prestiti a breve, il cui ammontare è pressoché invariato dalla fine del 2002.

In diminuzione sono risultati tanto i prestiti al settore pubblico (conseguenza dei limiti posti dal patto di stabilità e del ricorso al mercato obbligazionario da parte della Regione e degli Enti locali), tanto i prestiti alle società finanziarie.

Soffermandoci sui finanziamenti al settore privato, rappresentato da imprese, famiglie “consumatrici” e famiglie “produttrici”, l’aumento è stato particolarmente sostenuto, trainato soprattutto da imprese e famiglie “consumatrici”.

Disaggregando il dato per provincia, la percentuale di crescita maggiore è stata registrata a Rovigo dove, peraltro, l’ammontare assoluto risulta superiore, di poco, alla sola provincia di Belluno.

Sostenuto appare il tasso di crescita anche a Treviso, dove ha raggiunto il + 9,1%, e a Vicenza, cui si associa un + 10,8%, a fronte di valori, pur positivi, ma più contenuti, registrati a Padova (7,8%) e a Venezia (3,3%), dove l’andamento ha risentito particolarmente della contrazione della domanda da parte del settore pubblico.

Considerando più in dettaglio i prestiti concessi alle società non finanziarie l’aumento è stato del 9,5%: un andamento positivo che trae origine, congiuntamente, dalla contrazione delle fonti di finanziamento interne e dal basso livello dei tassi di interesse.

Analizzando invece la tipologia del prestito, si rileva, come già anticipato, che il risultato dipende, in misura sostanziale, dal trend seguito dai prestiti a medio-lungo termine che hanno registrato un più 20%. Ad esso hanno contribuito gli investimenti nel settore edilizio, ma anche le operazioni di consolidamento dei prestiti a breve condotte dalle imprese industriali.

La stagnazione dell’economia complessiva, comportando una riduzione della redditività operativa delle imprese ed una conseguente contrazione delle fonti di finanziamento interne, probabilmente accompagnata da una politica di sensibilizzazione e di indirizzo da parte delle stesse banche, ha indotto il settore industriale ad una revisione, verso il medio-lungo periodo, della propria esposizione bancaria. Pur in un clima generalmente negativo e per situazioni “di necessità” non auspicabili, si è assistito ad una stabilizzazione delle fonti di finanziamento e ad una contestuale riduzione della spesa per interessi che, come vedremo, consentirà a molte imprese di non ridurre la propria redditività netta, pur in presenza di margini operativi lordi decrescenti.

I dati sulla destinazione dei prestiti evidenziano, coerentemente con l’andamento negativo registrato dagli investimenti, una riduzione degli impieghi in “acquisto di macchine, attrezzature, mezzi di trasporto e materiali vari”, calcolata in –2,3%, mentre sono aumentati i finanziamenti al settore delle costruzioni (+21,9%), particolarmente nella componente “fabbricati per uso privato”, che ha registrato un +17,3% nella sua sottovoce residenziale e un +31,6% in quella non residenziale; contenuto invece l’aumento della componente riferita alle opere pubbliche (+4,9%).

I crediti a breve termine hanno segnato un modesto +3,1%, conseguenza del rallentamento del giro d’affari, mentre il ricorso al credito in conto corrente è aumentato del 5,6%.

Un ulteriore approfondimento può derivare dall’analisi dell’andamento dei prestiti concessi ai diversi settori di attività. Da questo punto di vista, si evidenzia il settore primario, cui si associa un aumento del 10,8%, particolarmente importante perché inserito in un andamento di crescita ormai pluriennale. Significativa anche la crescita registrata nel terziario, soprattutto nei pubblici esercizi e nei servizi immobiliari. Superiore al valore medio, pari all’8,5%, è risultato, peraltro, pure l’aumento percentuale dei prestiti al settore tessile e calzaturiero (+9%), settore che ha conosciuto un 2003 in forte ribasso; d’altro canto, una riduzione si è avuta nel solo settore dei mezzi di trasporto, riduzione che conferma il trend negativo avviatosi negli ultimi anni.

L’articolazione settoriale rimane interessante anche nella valutazione dell’andamento delle “sofferenze”. Il tasso di crescita dei prestiti in sofferenza, come prevedibile, stante la situazione economica generale, si è mantenuto elevato; la loro consistenza complessiva è infatti aumentata del 9,7%: anche in questo caso vi hanno contribuito, in misura maggiore, le società “non finanziarie” e, all’interno di queste, particolarmente, l’industria in senso stretto (+16,8%) e i servizi (+25%); in contro tendenza, sia pure mantenendo un valore assoluto elevato, le “costruzioni” (-2,1%).

All’interno di quella che nella Nota viene considerata ”industria in senso stretto”, i comparti “in sofferenza” riguardano la “produzione di articoli in metallo” (macchine escluse); il tessile, abbigliamento, pelli cuoio e calzature, l’oreficeria; a questi si aggiungono, nell’ambito del terziario, il commercio e gli altri servizi destinabili alla vendita.

Va detto che il rapporto tra sofferenze e prestiti è rimasto invariato al 2,6%: si deve però anche aggiungere che il risultato, costruito sui due valori complessivi, è frutto, in misura significativa, del comportamento virtuoso delle famiglie consumatrici, con riferimento alle quali il tasso di sofferenza è diminuito del 10,6%.

Eva Zanatta
Tratto da "L'Economia della Marca Trevigiana", Ottobre 2004



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