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I dati sul rapporto credito-impresa riportati nella “Nota sull’andamento dell’economia del Veneto” nel 2003 e appena descritti rispecchiano la situazione economica generale dell’anno trascorso, sinteticamente definibile “di stagnazione”: a fronte di questo, gli autori non tralasciano di manifestare il timore di
un possibile peggioramento della qualità del credito in futuro, qualora
non avvenga l’auspicata inversione del ciclo economico.
In particolare,
l’attenzione si concentra sugli effetti che l’ormai
triennale stasi congiunturale sta avendo sulla redditività aziendale.
Indagini sulle imprese e sulle banche del Veneto hanno evidenziato
una diminuzione della redditività operativa delle imprese non finanziarie
e, particolarmente, di quelle industriali; il settore delle costruzioni,
infatti, coerentemente con la buona performance ottenuta nell’anno trascorso, è andato
in contro tendenza, evidenziando degli incrementi di redditività.
Una
conferma della situazione di stallo in cui sembra trovarsi l’industria
anche veneta deriva dall’analisi di un dato semplice, ma significativo:
la percentuale delle imprese industriali che hanno chiuso il bilancio in attivo
nel 2003 è diminuita dal 70% al 59%; quelle che hanno chiuso in perdita
sono, viceversa, aumentate dal 17% al 21%. L’andamento negativo interessa,
come detto, particolarmente il settore industriale manifatturiero. E’ opportuno
ricordare infatti che, nello stesso periodo, la quota di imprese del terziario
con bilancio in utile è aumentata dal 64% al 73%.
Uguale nel segno negativo è il
trend registrato relativamente al fatturato, il cui ritmo di crescita, negli
ultimi anni, ha subito un costante rallentamento
che accomuna tutti i settori e tutte le classi dimensionali di impresa, ovvero
sia la micro che la grande o media impresa; l’eccezione, ancora una volta, è,
come prevedibile, rappresentata dalle “costruzioni” dove il valore
del “venduto” ha conosciuto un incremento del 7,9% nel 2001 e del
12,1% nel 2002.
La diminuzione della redditività operativa registrata
nel 2003 conferma una tendenza in atto da alcuni anni: nel periodo 1995-2002
il margine operativo
lordo medio è infatti passato, secondo le elaborazioni riportate nella
Nota, dall’11,8% all’8,5% dell’attivo complessivo. A livello
settoriale, è stata più significativa la diminuzione per le imprese
industriali (dal 13,8% al 9,9%) e, in particolare, per quelle della concia,
del tessile abbigliamento e dei prodotti in metallo.
Dal punto di vista delle
classi dimensionali, è interessante notare come,
nel triennio 2000 – 2002, il MOL sia rimasto pressoché stazionario
nella classe 15-49 addetti, mentre sia diminuito in quella 50-199 e, soprattutto,
in quella 299-400, dove ha registrato i seguenti valori: 9,6% nel 2000, 8,3%
nel 2001 e 8,1% nel 2002; da richiamare, infine, perché in contro tendenza
rispetto a tutte le altre classi, l’aumento del MOL nelle imprese appartenenti
alla classe 1-14 addetti.
Come anticipato, la redditività netta,
pur in presenza di margini operativi lordi decrescenti, non è diminuita
grazie ad una riduzione degli oneri finanziari netti sul fatturato.
Il
peso degli oneri finanziari ha subito infatti una contrazione nelle imprese
manifatturiere e, soprattutto, in quelle di maggiori dimensioni, a fronte di
un aumento nel settore “costruzioni” e nelle imprese di servizi.
Il dato conferma la presenza di una dinamica degli oneri finanziari più favorevole
per il settore industriale che per le costruzioni e i servizi.
Tra il 2000 e
il 2002 il rapporto tra oneri finanziari netti e valore aggiunto è diminuito
di oltre un punto percentuale nell’industria (e di 2,7 punti percentuali
con riferimento alle imprese appartenenti alla classe 200-499 addetti), a fronte
di un incremento dello 0,5% nel settore delle costruzioni e di una sostanziale
stazionarietà nei servizi.
La riduzione dell’incidenza degli oneri
finanziari netti deriva soprattutto dal minor costo del debito: il leverage,
nel corso del 2003, è infatti
aumentato in tutti i settori; si tratta di un aumento che inverte il trend
seguito dal 1997: a partire da tale anno fino al 2002, l’indebitamento è infatti
diminuito dal 58,7% al 56,2%.
Esaminando la finanza aziendale rispetto alla
tipologia di strumenti utilizzati, lo studio conferma la scarsa propensione
delle imprese venete a ricorrere al
mercato: nel corso dell’anno 2003, infatti, è stata effettuata
una sola emissione per 300 milioni di euro; nel 2002 tre società avevano
emesso obbligazioni per un valore complessivo di 500 milioni di euro.
D’altro
canto, le situazioni di difficoltà, sempre più frequentemente,
inducono le imprese venete all’avvio e alla realizzazione di processi
di ristrutturazione del debito, attraverso forme di revisione temporale degli
strumenti
finanziari (conversione di strumenti a breve in strumenti a medio-lungo termine),
nonché attraverso operazioni di fusione e/o acquisizione aziendale.
Da
sottolineare, infine, richiamandolo come elemento non neutrale rispetto alle
situazioni appena citate, il progressivo aumento del livello di patrimonializzazione
delle imprese venete, avviatosi e confermatosi, a livello tendenziale, dalla
seconda metà degli anni ’90.
Difficile dire se tutto questo sia
conseguenza della congiuntura negativa e, in quanto tale, rappresenti un comportamento
di sopravvivenza indotto e quindi “subito” dall’impresa
o se, invece, sia il risultato di una “diversa” e rinnovata strategia
aziendale e, in quanto tale, sia la parte evidente di un percorso voluto e
quindi “governato” dalla
stessa impresa. I dati medi e anonimi commentati in queste pagine non ci consentono
di distinguere, come sarebbe interessante fare, tra i due casi.
La situazione
generale attuale ci autorizza, purtroppo, a propendere verso la prima delle
due ipotesi, senza però ritenerla né scontata,
né unica.
Volendo proporre una valutazione più strettamente economica
dell’operare
congiunto delle tendenze finanziarie descritte nella Nota, va sottolineata
positivamente la direzione scelta dalle imprese, una direzione nella quale
l’esigenza
di perseguire un più elevato livello di competitività trova risposta
anche nella ricerca di una ristrutturazione “interna” realizzata
attraverso l’adeguatezza dimensionale, un migliore rapporto mezzi propri/mezzi
di terzi, una più equilibrata distribuzione del debito tra strumenti
a breve e strumenti a medio-lungo termine.
Eva Zanatta
Tratto da "L'Economia della Marca Trevigiana", Ottobre 2004
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