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Notizie sull'economia
La situazione congiunturale a Treviso per l'industria manifatturiera
L’industria trevigiana aggancia la mini-ripresa internazionale: +0,2% la variazione della produzione nel 2° trimestre del 2004 rispetto allo stesso periodo dello stesso anno. Nel primo trimestre il dato tendenziale era del –1,0%: l’inversione di segno non vuol dire ripresa a piene mani, ma scaccia via la possibilità di uno stallo del sistema.
Interessante analizzare questo stesso dato per classi dimensionali:
  • Trainano le medie imprese, quelle comprese fra 50 e 250 addetti: la variazione tendenziale annua della produzione si attesta al +2,5%
  • Più incerte le piccole imprese, sotto i 50 addetti: -1%
  • In difficoltà le grandi imprese: -2,3%
Quadro abbastanza simile per il fatturato: il dato di sintesi per la provincia è positivo: +2,7% la variazione tendenziale nel 2° trimestre 2004 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (in crescita rispetto al +1,7% del 1° trimestre 2004). Per classi dimensionali, si riconferma il diverso grado di competitività del sistema:
  • +5,2% per le medie imprese (che diventa un +9,1% con riferimento alle vendite all’estero);
  • +1,7% per le piccole imprese (che migliora al +2,9% con riferimento alle vendite all’estero);
  • segno negativo per le over 250: -1,3% la variazione del fatturato, che addirittura peggiora al –2,3% per le vendite all’estero.

L’ occupazione flette lievemente nel 2° trimestre: -0,7% rispetto al +0,2% dei primi 3 mesi dell’anno. Assumono soltanto le aziende sotto i 50 addetti (+1,8%).

Raccolta ordini buona per le piccole e medie imprese: le prime riagganciano nuovi ordinativi dal mercato interno (+2,7%) con qualche segnale positivo dal mercato estero (+1,0%); le seconde sono più attrezzate per intercettare la domanda internazionale (+1,9%), ma si difendono anche sul mercato domestico (+1,7%). Alcuni dati negativi segnalati da grandi imprese presenti nel campione inficiano la media generale, che si livella al +0,4% per il mercato interno e al +0,7% per il mercato estero.

Complessivamente tiene il grado di utilizzo degli impianti, che si aggira sul 74% per le piccole imprese e sul 79% per le medie (in linea con quanto rilevato nel primo trimestre 2004).

Interessante notare che l’aumento dei costi di produzione, registrato nella misura del +3,2% rispetto al trimestre precedente, non si trasferisce ancora sui prezzi di vendita: la variazione media trimestrale è del +0,3%; +0,2% per le piccole imprese (che preferiscono stringere i denti sui listini per manterere margini di competitività); +1,3% l’aumento dei prezzi per le medie imprese.

Indicatori per settori

Tessile-abbigliamento
La ricorrenza di segni negativi potrebbe indurre conclusioni scontate quanto affrettate. Certo, non è facile ignorare dati come il –15% di calo degli ordini dal mercato estero e il –6,5% di calo del fatturato estero rispetto al trimestre precedente. Ma, a fronte di questi dati, qual è la vera chiave di lettura dell’indicatore sulle giacenze? E’ davvero in crisi un settore che per il 56% delle aziende intervistate non presenta situazioni di anomalia nelle giacenze di magazzino, e per quasi il 30% neppure prevede stock di giacenze? Inutile girare attorno alla questione: visti i fenomeni di internazionalizzazione del settore (leggi anche “deterritorializzazione” della filiera) l’approccio classico volto a misurare gli indicatori di performance sul territorio ormai incontra tutti i suoi limiti.

Meccanica
Notevole il recupero sul fatturato: +10% rispetto allo scorso trimestre; +5,7% su base annua. Buona anche la raccolta ordini: +4,3% dal mercato interno, +8% addirittura dal mercato estero. Dati importanti, se si considera che il settore colloca all’estero il 53% del fatturato complessivo.
Produzione fisica ancora impostata su programmi prudenziale (+0,8% la variazione trimestrale), ma rapportata ad un buon grado di utilizzo degli impianti (77%), leggermente in recupero rispetto ai primi 3 mesi dell’anno.

Legno-Arredo
I dati tendenziali annui della produzione e del fatturato parlano ancora di stazionarietà o debole recupero (+0,6% la produzione; +1,2% il fatturato). A cui si associa un grado di utilizzo degli impianti più basso degli altri settori: 68,5%.
Tuttavia, su base trimestrale si notano segnali di una possibile ripartenza per l’industria del legno e del mobile: la produzione conosce una variazione trimestrale significativa (+3,5%) che annulla il –2,4% dello scorso trimestre; il fattura s’impenna del +8,5%, contro il –3,2% dello scorso trimestre. Bene anche gli ordinativi: +5,1% dal mercato interno, +3,9% dal mercato estero. Recupera anche l’occupazione: +0,5% nel trimestre, +1,5% su base tendenziale annua.

Previsioni per il 2° semestre 2004

La natura controversa del ciclo internazionale non poteva non riverberarsi anche fra gli imprenditori trevigiani, le cui previsioni a 6 mesi sono ispirate da sostanziale incertezza e cautela: debolezza dei consumi interni, complessità del quadro internazionale, rincaro del petrolio non offrono molto spazio alla fiducia.
Confrontando i giudizi attuali con quelli raccolti a marzo 2004 si potrebbe anche parlare di peggioramento del clima: preferiamo leggere i dati come segnale di sano realismo imprenditoriale, di corretta sensibilità sui mercati, al di là dell’ottimismo di maniera. Vediamo in sintesi i giudizi per indicatore.

Produzione: quasi la metà delle imprese si orienta sulla stazionarietà; il 32% sconta pessimismo, il 22% si orienta per un aumento dell’attività.
Domanda interna: stessa quota di attendismo e quasi simile la ripartizione dei giudizi positivi e negativi.
Domanda estera: lo sbilancio fra giudizi pessimisti ed ottimisti si riduce, ma sempre a favore dei primi. Sostanziale attendismo anche qui.
Fatturato: 37% i pessimisti, 37% coloro che prevedono stazionarietà, 26% la quota degli ottimisti.
Prezzi: non ci dovrebbero essere spinte al rialzo, 77% dei giudizi esprezzi indica stazionarietà
Occupazione: 79% di imprenditori indica stazionarietà, significativo squilibrio fra giudizi negativi (18%) e giudizi positivi (3%).

Federico Callegari
Tratto da "L'Economia della Marca Trevigiana", Ottobre 2004



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