|
Analisi Congiunturale al 2° trimestre 2004.
Scenario internazionale: una crescita ancora controversa. Il “ritardo” dell’Italia.
La fase congiunturale che stiamo attraversando è estremamente controversa
tanto sul fronte internazionale che su quello europeo: dopo un inizio d’anno
a ritmi piuttosto elevati, gli indicatori hanno evidenziato un momento di cedimento
tra maggio e giugno, ma con luglio si sono nuovamente proposte indicazioni di
crescita dell’economia internazionale. Dubbi persistono sull’intensità e
la durata di questa inversione di ciclo. Traina, per ora, l’economia statunitense,
segnali di recupero provengono dall’area Euro, in ritardo resta l’Italia.
Treviso è reattiva, mantiene ancorata la sua economia alla domanda internazionale.
Ma il comparire di segni positivi, soprattutto nell’andamento del fatturato
(+2,7% al giugno 2004 rispetto allo stesso mese del 2003) come nell’export
(+5,4% nei primi 6 mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente), non deve essere interpretrato come un “cessato pericolo”.
Restano i ritardi di sistema (pesa l’inerzia del Sistema Italia) e i ritardi
di struttura interni all’economia trevigiana (assetti proprietari, dimensione
media, cultura organizzativa, ricomposizione dei settori alla luce dei processi
di competizione globale, rapporto impresa/innovazione). Solo cenni ai nodi
critici, per non dimenticare che le sfide permangono anche quando il clima
congiunturale
si rasserena, non si sa per quanto. (fc)
Per ora, nello scenario mondiale, l’unica economia avanzata davvero
trainante resta quella statunitense, sebbene con performance non completamente
in linea con le attese degli esperti: il Pil, nel periodo aprile-giugno,si è portato
ad un tasso di crescita tendenziale annuo del +2,8%, contro le previsioni di
un più solido 3,6-3,8%, ed in netta frenata rispetto al 4,5% del primo
trimestre dell’anno (Sole 24 Ore del 28/08/2004).
L’iniziale sorpresa di economisti ed investitori è stata poi mitigata
nel mese di luglio da nuove indicazioni più ottimistiche sui ritmi di
crescita dell’attività economica: l’atteggiamento complessivo
dei consumatori in luglio è infatti migliorato (l’indice di fiducia
elaborato dall’Università del Michigan sale a quota 96,7 da 95,6 di giugno). L’indice di attività economica stilato dalla Purchasing
Management Association di Chicago è balzato in luglio a 64,7 da 56,4 del mese precedente, anche se il sottoindice relativo all’occupazione si è contratto a 45,6 da 53,6, effetto della mancata crescita dei posti
di lavoro accreditata a inizio anno da tutte le previsioni.
Le stime di crescita dell’economia americana (Ref.Irs del mese di luglio
2004) resterebbero assestate su un trend di espansione: anche il più recente
rialzo dei tassi a breve termine sui fondi federali dall’1,25% all’1,50% operato dalla Fed non si teme incida sulla crescita economica americana, in
quanto gli esperti ritengono che il rallentamento della crescita produttiva
e del ritmo del mercato del lavoro statunitensi degli ultimi mesi, siano stati
sostanzialmente legati all’aumento dei prezzi energetici.
Area Euro
Anche nell’Area Euro si colgono segnali di recupero che comunque vanno
raffrontati ad un 2003 negativo: l’attività economica ha infatti
mostrato segni di progressivo risveglio, (ad aprile la produzione industriale è cresciuta
per il terzo mese consecutivo dello 0,2% congiunturale – CsC di luglio
2004); grazie soprattutto al positivo contributo della spesa per consumi
privati (che segna un recupero sul trimestre precedente di 0,6 punti percentuali dopo
un secondo semestre 2003 di sostanziale ristagno) e delle esportazioni
nette che hanno continuato a trainare l’economia europea nel secondo trimestre.
Il recupero degli ordini esteri si è verificato grazie alla crescita
della domanda mondiale, anche favorito dal miglioramento delle condizioni di
competitività di prezzo, vista la pausa della lunga fase di apprezzamento
del tasso di cambio.
Il termine ripresa sembra comunque inadeguato rispetto alla consistenza degli
indicatori: l’ordine di grandezza delle cifre si commenta da sé rispetto
ai trend statunitensi. Si potrebbe più correttamente parlare di traccia
di ripresa , che acquista soprattutto una valenza emotiva rispetto alla perdurante
stazionarietà degli ultimi tre anni.
In termini previsivi si scommette su di una solidificazione della crescita
nella seconda metà dell’anno: complessivamente il Pil dell’Area
Euro dovrebbe registrare nel 2004 una crescita dell’1,8%. Il consolidamento
della ripresa economica continuerebbe nel biennio successivo, a tassi di sviluppo
intorno il 2,2-2,3% (CsC di luglio 2004).
Se questa è la tendenza alla crescita per il complesso dell’Area,
occorre compiere alcuni distinguo: la Gran Bretagna ad esempio, tra le maggiori
economie dell’Area, è quella dove l’incremento congiunturale
del Pil è stato maggiore (+3,7%), seguita da Francia (+2,8%) e Spagna (+2,8%). Germania
e Italia registrano invece incrementi del Pil inferiori rispetto
all’Area Euro e rispettivamente pari all’1,5% e all’1,1% (Economist, 21/08/2004). Da rilevare per la Germania il recente calo dell’indice
di fiducia di analisti ed investitori istituzionali (Zew): da 48,4 punti percentuali
di luglio a 45,3 di agosto, dettato sostanzialmente dal forte rialzo dei prezzi
petroliferi e dai timori legati al possibile rallentamento della locomotiva
statunitense che potrebbero ripercuotersi negativamente sulle esportazioni
tedesche, finora l’unico motore della ripresa in Germania.
Sul fronte inflazione l’Eurostat ha reso noto che il tasso di inflazione
dei dodici Paesi della zona Euro è sceso dal 2,5% di maggio al 2,4% di giugno; lo scorso anno l’inflazione era rispettivamente all’1,9% e all’1,8%.
Un relativo ottimismo sull’evoluzione dei prezzi europei è stato
comunque mostrato dal Presidente della Banca Centrale Europea (J.C. Trichet),
secondo cui dopo il rialzo temporaneo dell’inflazione, il livello dei
prezzi al consumo dovrebbe attestarsi quest’anno sotto il 2%
Italia
Se già l’area Euro stenta ad agganciare i ritmi di crescita degli
USA, per l’Italia si registrano ulteriori difficoltà, con trend
che si stanno assestando al ribasso rispetto all’impennata inattesa del
primo trimestre (più che altro, effetto statistico di rimbalzo rispetto
alle performance stazionarie del 2003).
Secondo le ultime rilevazioni Istat (Sole 24 Ore del 10/08/2004) nel secondo
trimestre 2004 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre
mesi precedenti, mentre confrontato con lo stesso periodo del 2003 l’aumento è stato
dell’1,1%.
Un po’ meglio l’indice del fatturato delle imprese industriali:
che, nei primi cinque mesi dell’anno ha fatto rilevare una crescita del
2,8% rispetto allo stesso periodo del 2003 (+2,9% sul mercato interno e +2,3% sul mercato estero). Per quanto riguarda gli ordinativi la percentuale di incremento è risultata
pari a +3,8% (+3,5% sul mercato interno e +4,3% su quello estero – Sole
24 Ore del 20/07/2004). L’analisi per macroraggruppamenti di industria
segnala il persistere di difficoltà relative al fatturato per i beni
di consumo (-3,9%), mentre premia i beni strumentali (+10%). Sempre a livello
settoriale le stime relative al fatturato sono positive per raffinazione (+19,2%),
prodotti in metallo (+12,2%) e apparecchi
elettrici (+9,5%), mentre cedono
minerali (-34,4%), calzature e pelli (-9,7%), mobili (-5,6%).
A livello previsionale, secondo le più recenti stime del Centro Studi
di Confindustria, l’economia italiana dovrebbe crescere a ritmi più dinamici
nella seconda parte dell’anno e ciò dovrebbe consentire di raggiungere
una crescita annua del Pil dell’1,3% per portarsi ad un +2,0% nel 2005 e ad un +2,1% nel 2006.
In leggero rialzo rispetto al mese di maggio l’inflazione che dal 2,3% passa al +2,4% nel mese di giugno (Sole 24 Ore del 17 luglio 2004) e che posiziona
l’Italia esattamente sul valore europeo e francese (The Economist, 24/07/2004),
ma su percentuali superiori a quanto previsto per Paesi come Regno
Unito (+1,6%) e Germania (+1,7%).
Francesca Piscopo
Tratto da "L'Economia della Marca Trevigiana", Ottobre 2004
|