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Il pendolo dell'economia trevigiana

Approvato il documento previsionale e programmatico della Camera di commercio

Il consiglio della Camera di commercio ha dato il via libera alla relazione previsionale e programmatica per l’anno in corso. E’ questo il documento fondamentale dell’azione di governance della CCIAA e serve per comprendere, oltre il freddo ragionamento economico, quali scenari si vanno prefigurando e quali sono le qualità necessarie al nostro sviluppo. In termini strettamente contabili la CCIAA mette a servizio dell’economia trevigiana, per il prossimo anno, circa 8 milioni di euro. Con quali obiettivi e con quali priorità lo spiega il presidente dell’ente camerale Federico Tessari.

Presidente, quali sono gli assets, più semplicemente i mega obiettivi, che il piano pluriennale della CCIAA intende realizzare?

Le linee guida per lo sviluppo dell’economia trevigiana nei prossimi cinque anni si inseriscono tra quelle delineate dal Piano Strategico Provinciale, promosso in partnership con l’Amministrazione provinciale, e sono quattro: Innovazione, Riposizionamento competitivo del territorio, Distretti e reti di imprese e Politiche per la conoscenza. Su questi macro obiettivi verranno indirizzate le competenze interne, che ci sono e vanno maggiormente valorizzate, ma anche le risorse economiche che, ricordo, provengono tutte dalle 94 mila e 400 imprese iscritte alla Camera di commercio. Declinando più in dettaglio, la giunta ed il consiglio hanno individuato queste funzioni: Studio e programmazione dell’economia locale, Promozione e sviluppo dell’economia locale, Servizi amministrativi all’utenza, Regolazione del mercato e Servizi interni.

Come si sta attrezzando la Camera di commercio per sostenere questi progetti di sviluppo del territorio?

Utilizzando sempre più le procedure telematiche per tutti gli uffici. Pensiamo che il solo ufficio del Registro imprese riceve ogni anno almeno 30.000 pratiche informatiche da parte delle aziende e degli studi professionali.

L’utilizzo della posta elettronica è ormai diffusissimo per i più svariati rapporti con gli utenti con la conseguenza che i nostri sportelli fisici sono ormai scarsamente frequentati. La Camera di commercio, una fra le prime in Italia, ha ottenuto la certificazione totale. Ma questo traguardo può essere superato perché quando si parla di qualità totale si deve tener conto che è necessaria una gestione delle risorse ottimale per la massimizzazione della soddisfazione dell’utente e l’eliminazione degli sprechi. La Camera di commercio conta 133 addetti e, come è comprensibile, la gestione dell’apparato, per soddisfare le attese degli utenti, richiede lungimiranza e capacità organizzativa.

A fine 2006 le Camere di commercio italiane e quella di Treviso hanno cercato di modificare gli articoli della Legge Finanziaria che le riguardava chiedendo una maggiore libertà d’azione proprio considerando il fatto che non ricevono alcun trasferimento dallo stato. Quali sono i risultati?

La Legge Finanziaria è stata approvata così come era stata presentata e quindi si sono ristretti i nostri margini operativi. Temo che questi tagli possano influire negativamente sullo sviluppo delle attività camerali perchè taluni vincoli impediranno un’autonoma pianificazione delle attività stesse, sia per quanto riguarda gli interventi a sostegno dell’economia sia in termini di erogazione di servizi. Siamo ancora lontani dall’approccio federalista che cerchiamo di realizzare.

La promozione e lo sviluppo dell’economia costituisce da sempre il “core business” della Camera di commercio dove si esprime la sua capacità progettuale e strategica. In quali settori prevedete l’impegno maggiore?

Approfondiremo i progetti di collaborazione già avviati con l’università specialmente nel Design. Intendiamo realizzare a Treviso un sistema di eccellenza e di attrazione dei talenti esplorando tutte le possibilità di collaborazione con le imprese interessate. Dobbiamo creare le condizioni e le aggregazioni per fare crescere questa eccellenza investendo nel capitale intellettuale e di relazione. La nuova relazione che si sta affermando fra economia e territorio sarà anche quella che favorisce lo sviluppo del turismo. Questo tipo di sviluppo presuppone una visione “estetica” dell’ambiente e la diffusione di tecnologie e servizi innovativi per attirare nuove fasce di turisti. Gli altri impegni dell’agenda di lavoro, come già ricordato riguardano l’innovazione, il riposizionamento competitivo, lo sviluppo delle reti e dei distretti, la successione generazionale e la responsabilità sociale d’impresa. Siamo un sistema che sta lasciandosi alle spalle produzioni e funzioni non più compatibili con lo sviluppo dell’economia mondiale. Deve farlo in fretta sapendo che non ci sarà una prova d’appello e con la consapevolezza che è in gioco non solo il benessere economico ma anche la pace sociale. Identità e modernità sono i due punti estremi del pendolo sul quale si muove la nostra economia.

Sempre a proposito di economia locale. Presidente, sembra che il Piano Strategico sia finito nel cono d’ombra. Non se ne parla più. Qualcuno si spinge a dire che è stata quasi una messa in scena. Dov’è finito il Pianto Strategico?

Meno visibilità non vuol dire minore impegno. In questo periodo non siamo stati inerti. Il lavoro tecnico è continuato all’interno delle task attivate. Ad esempio, nell’ultimo incontro ufficiale (14 luglio 2005 ndr) è stata condivisa la decisione di affrontare l’emergenza esuberi del mercato del lavoro. Le risposte concrete sono state l’attivazione dell’Agenzia per il Reimpiego realizzata e finanziata dalla CCIAA e gli interventi formativi di riqualificazione da parte della Provincia. Sono stati avviati 4 corsi IFTS attingendo ai contributi regionali ed altri corsi IFTS sono in progettazione. Sono percorsi – ponte rivolti a laureati e diplomati in cerca di lavoro. Abbiamo presentato una mappatura dei fabbisogni professionali nelle imprese per rendere chiaro alle famiglie ed agli studenti le opportunità di lavoro in provincia.

Nei progetti del Piano Strategico e nella pagine della relazione programmatica e revisionale spesso ricorre la parola “innovazione”. Finora cosa si è fatto?

Si parla di innovazione e di formazione manageriale. Sono al lavoro tre gruppi che hanno operato su tre fronti: 1) come rafforzare le reti locali e i sistemi di alleanze internazionali in tema di ricerca applicata e trasferimento tecnologico; 2) come sviluppare iniziative per l’innesto di innovazione manageriale nelle aziende; 3) come mettere a sistema le diverse iniziative in tema di design, per lo sviluppo di nuovi prodotti e per l’ottimizzazione dei processi. In questi giorni ci stiamo confrontando per tradurre in linee programmatiche gli spunti forniti da queste task di lavoro. Sull’innovazione manageriale faremo anche tesoro di quanto già realizzato con il progetto LISP. E’ il progetto comunitario inserito nel Piano Strategico e di cui la Camera di commercio è capofila. Questo progetto ha già coinvolto 50 imprese manifatturiere per oltre 260 ore di formazione - consulenza sui temi chiave del cambiamento organizzativo.

Quando si riunirà il board del Piano Strategico e per quali priorità?

La priorità più urgente è l’innovazione vitale e rischiosa che è menzionata nella relazione programmatica e si ritrova nello scenario quotidiano di tutte le nostre (piccole) imprese. Di questo si discuterà nel prossimo board che verrà convocato, assieme alla Provincia, principalmente per individuare progetti da realizzare. Stiamo oltrepassando e concludendo la fase delle ricerche, delle analisi, delle proposte puramente tecniche e si avvicina il tempo delle scelte. Ci vorrà saggezza ma anche molta determinazione e condivisione. Un territorio senza una cultura d’impresa condivisa si incammina verso un futuro di subalternità nonostante la propria produttività. Vogliamo, come comunità delle imprese evitare questo rischio tenendo ben saldi (e visibili) i due estremi del pendolo: valori e modernità.

 

Giovanni Scomparin
giovanni.scomparin@tv.camcom.it

"L'Economia della Marca Trevigiana", n.1-2007

 


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