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Commercio estero e nuovi mercati
Guida ai mercati esteri: la Romania

E’ il primo partner commerciale con l’Italia, la sua crescita economica è tra le più elevate dell’Europa Centro Orientale e grande è il suo potenziale di sviluppo. Con qualche attenzione. 

Dal punto di vista geografico, la Romania si trova nella regione balcanica: la figura 1 mostra nel dettaglio, la sua posizione. Gli attuali confini, in parte naturali e in parte convenzionali, fissati dalla pace di Parigi (1947), costituiscono l’ultima delle molteplici e tormentate modifiche territoriali subite dallo Stato in poco più di un secolo dalla sua proclamazione d’indipendenza.

Figura 1 Romania: posizione e caratteristiche geografiche

La Romania è una Repubblica semi-presidenziale. Il Presidente, eletto a suffragio universale ogni cinque anni, sceglie il Primo Ministro e nomina il Governo in base al voto di fiducia del Parlamento. Il Presidente della Romania è anche Comandante supremo delle forze armate e Presidente del Consiglio Supremo di Difesa. Il potere legislativo è affidato a un Parlamento bicamerale, composto dal Senato e dalla Camera dei Deputati; entrambe le camere sono elette a suffragio universale ogni quattro anni. Il sistema giudiziario è basato sul diritto europeo continentale, con influenze della dottrina marxista. Il Paese è suddiviso in 41 unità (40 distretti e la municipalità di Bucarest), con 263 città e 2.685 comuni. Il governo romeno ha recentemente riconosciuto circa 38 “zone sfavorite”, sparse su tutto il territorio, coincidenti soprattutto con le aree un tempo minerarie: per sanare questi squilibri regionali il governo ha predisposto importati agevolazioni per gli investimenti produttivi nei suddetti territori.

La tabella 1 mette in evidenza i principali dati della Romania.

Tabella 1 Dati di base (aggiornati al 2005)

Superficie

238.391 kmq

Popolazione

21.698.000 abitanti

Densità della popolazione

91 abitanti/kmq

Lingua ufficiale

Romeno

Religione

Cristiano-ortodossa

Unità monetaria

Leu

Forma istituzionale

Repubblica semi-presidenziale

Sede di Governo

Bucarest

Organizzazioni di appartenenza

ONU, Consiglio d’Europa, OECD, WTO, EBRD, IMF, ONU, FAO, GATT, IAEA, IBRD, ICAO, ICJ, IMO, UNCTAD, UNESCO, UNEP, UNIDO, UPU, UNICEF, WEP, WFC, WHO, WIPO, WMO, CEFTA

Come si può notare, la lingua ufficiale del Paese è il romeno, anche se sono diffusi presso alcune minoranze linguistiche l’ungherese ed il tedesco. Per le attività economico-commerciali la lingua prevalentemente utilizzata è l’inglese, seguita dal francese e, in misura limitata, dall’italiano, grazie alla presenza di numerosi operatori italiani nel Paese. L’unità monetaria ha subito un recente cambiamento, dal 1 luglio 2005, infatti, l’attuale Leu ha sostituito il Rol. Le vecchie banconote e le monete avranno corso legale fino alla fine di dicembre 2006 e, da tale data, saranno gradualmente sostituite dal Leu. Il tasso di cambio medio annuale del 2005 è pari a 1€ = 3,58 Leu.

La tabella 2, invece, illustra i principali dati socio-politici del Paese, mostrando come l’analfabetismo riguardi meno del 1% della popolazione in età scolare. Le conoscenze linguistiche sono molto diffuse, non solo per quanto riguarda l’inglese, ma anche rispetto alle altre lingue utilizzate in ambito sia accademico sia commerciale. Il governo è impegnato a devolvere risorse per lo sviluppo di programmi educativi ideati su misura per i bisogni della popolazione romena.

Sebbene il collasso del sistema economico pianificato abbia mutato la qualità della vita romena, ciò non si è rivelato sufficiente per raggiungere un livello adeguato al contesto attuale. La turbolenta situazione politica, infatti, è costata alla Romania il mancato inserimento nella prima fascia di paesi che avevano negoziato un ingresso nell’Unione Europea per il 2004, ed è stata, per questo, affrontata dai recenti governi con nuovi piani di sviluppo per il risanamento dell’amministrazione pubblica e per la riduzione della povertà (che tocca oggi oltre un terzo dei romeni), con lo scopo di riuscire a far parte dell’UE nel 2007.

Tabella 2 Principali indicatori socio-politici

 

VALORI

ANNO

Tasso d’incremento demografico (per 1.000 ab.)

-3,0

2002

Popolazione urbana (% della pop. totale)

52,7

2002

Tasso di natalità (per 1.000 ab.)

10,8

2002

Tasso di mortalità (per 1.000 ab.)

11,2

2002

Aspettativa di vita (anni)

70,4

2002

Popolazione in età lavorativa (% della pop. totale)

68,8

2002

Spesa pubblica per l’istruzione (% PIL)

3,6

2002

Spesa pubblica per la sanità (% PIL)

4,6

2002

Tasso di alfabetizzazione (% pop. adulta)

98,2

2000

L’operato del Governo Nastase, nato con le elezioni politiche del dicembre 2000, ha portato, infatti, la Romania ad una congiuntura economica che può essere definita positiva; sono stati compiuti progressi in vari settori, sebbene rimangano ancora incompiute diverse riforme strutturali. Sul piano interno il Governo si è trovato a gestire alcuni temi fondamentali, tra cui la lotta alla corruzione, attraverso l’approvazione di un pacchetto di leggi anticorruzione, la normativa del lavoro, tramite la realizzazione del nuovo Codice del Lavoro, e il riordino della materia fiscale, con l’emanazione del nuovo Codice Fiscale.

Negli ultimi tre anni, l’economia romena ha registrato livelli di crescita tra i più elevati dell’Europa Centro Orientale (tabella 3).

Rispetto al 2004, nel 2005, il Pil è passato da 73,2 a 93 miliardi di dollari americani, incremento derivante dall’aumento dei consumi della popolazione, dalla crescita degli investimenti e, in misura minore, dalla produzione industriale.

Tabella 3 Principali indicatori economici della Romania

 

2002

2003

2004

2005

Pil a prezzi correnti (mld di Lei)

151.3

189.1

238.8

271.0

Pil a prezzi correnti (mld di US$)

45,8

57,0

73,2

93,0

Tasso di crescita reale (%)

5.0

5.2

8.3

4.1

Tasso di inflazione (%)

22,5

15,3

11,9

9

Tasso di disoccupazione (%)

8,1

7,2

6,3

5,9

Tasso di cambio Lei/US$ (media annuale)

3.31

3.32

3.26

2.91

Debito estero (mld di US$)

15.7

21.3

26.3

35.7

Riserve internazionali (mln di US$, oro escluso)

6.125

8.040

14.616

19.872

Dopo alcuni anni di sviluppo sostenuto, i recenti scambi commerciali della Romania non indicano un particolare miglioramento. Sotto la spinta delle importazioni, non compensata dal flusso delle esportazioni, il valore del deficit commerciale con l’estero è aumentato sensibilmente, tanto che, nel 2005, ha raggiunto i 9.618 miliardi di dollari americani, nonostante il trend delle esportazioni registri una continua crescita (tabella 4).

Tabella 4 Bilancia commerciale (in mln di US$)

 

2002

2003

2004

2005

Esportazioni (Fob)

13.876

17.618

23.485

27.730

Importazioni (Fob)

-16.487

-22.155

-30.150

-37.348

Saldo

-2.611

-4.537

-7.074

-9.618

Nel 2005, i primi tre prodotti importati dalla Romania erano le macchine, le apparecchiature e gli impianti elettrici per un importo di 7.621 milioni di euro (+21,8% rispetto al 2004), i prodotti minerali per 5.080 (+43,8%), i materiali tessili e prodotti confezionati per 3.321,98 (+0,31%); dall’altro lato, tra i beni che la Romania ha maggiormente esportato nel 2005 troviamo, in primo luogo, i materiali tessili ed i prodotti confezionati per 4.228,46 milioni di euro (+0,14% rispetto al 2004), poi le macchine, apparecchiature ed impianti elettrici per 3.939,15 (+18,6%), ed i metalli e gli articoli in metallo per 3.293,75 (+12,8%).

Per quanto riguarda i principali partner commerciali della Romania, l’Italia è il primo Paese che intrattiene con essa relazioni commerciali sia per quanto riguarda le esportazioni, sia le importazioni. Con riferimento alla composizione merceologica dell’interscambio, abbigliamento e calzature costituiscono le principali importazioni italiane dalla Romania, insieme ai metalli, agli apparecchi per uso domestico e ai mobili. Anche le principali esportazioni italiane verso la Romania rimangono concentrate nelle voci relative al tessile, alle calzature, all’abbigliamento e al cuoio, sebbene importanti siano anche le esportazioni di macchine ed apparecchi. Al 31 dicembre 2003 sono state registrate 14.157 società miste romeno-italiane con un capitale investito di 611,3 milioni di dollari (5° posto).

La Romania possiede un grande potenziale di sviluppo che poggia su fattori come la politica di apertura commerciale, le dimensioni e l’importanza del mercato (quasi 21,7 milioni abitanti), la posizione strategica del Paese all’interno dell’area Peco, il vantaggio comparato in termini di costo della manodopera e delle risorse naturali. Queste ultime, infatti, giocano un ruolo assai rilevante nell’economia romena. Le principali produzioni sono il petrolio, il gas naturale ed il carbone. Nel 2005, le riserve petrolifere della Romania sono stimate in circa 2 miliardi di tonnellate, mentre le riserve di gas naturale sono pari a 540 miliardi di metri cubi, pari allo 0,37% delle riserve mondiali.

Il settore primario riveste un ruolo determinante, tanto da occupare oltre il 35% della forza lavoro. La privatizzazione e la restituzione delle terre confiscate nell’era comunista sono state lente, incomplete e frutto di dissensi politici. Le condizioni climatiche e naturali favoriscono soprattutto le coltivazioni di cereali, viti e verdure. Buone anche le produzioni di patate e barbabietole da zucchero. Negli ultimi anni il contributo dell’agricoltura alla formazione del Pil è diminuito continuamente, fino a raggiungere il 12% circa nel 2005.

Il contributo dell’industria, invece, è aumentato continuamente, toccando nel 2005 il 33% circa del Pil. Con riferimento ai singoli rami di attività, si registra un miglioramento significativo nella struttura della produzione, conseguente ad una dinamica superiore dell’industria della lavorazione e dell’industria estrattiva. Un settore che, invece, ha ridotto la sua incidenza sulla produzione industriale è quello dell’energia elettrica e termica, del gas e dell’acqua, rivelando in maniera diretta il miglioramento della produttività e la valorizzazione delle risorse dell’industria lavorativa. In seguito ai processi di ristrutturazione avviati dal governo, si è assistito ad un miglioramento qualitativo degli standard romeni relativi alla produttività del lavoro ed alla redditività. I settori che più degli altri sono stati interessati da questo processo di trasformazione sono quelli della lavorazione del legno, dei computer e delle apparecchiature per ufficio.

Per quanto riguarda il settore terziario, nel 2005 esso ha contribuito per il 55% circa alla formazione del Pil. Il sistema bancario ha subito profonde trasformazioni: a partire dal 1990, infatti, si è passati da un sistema monobancario ad uno bipartito, composto dalla banca centrale (la Banca Nazionale della Romania) e da banche commerciali, contribuendo lentamente alla privatizzazione del settore. Nel settore terziario troviamo anche le infrastrutture ed i trasporti. La rete stradale e le infrastrutture della Romania sono carenti ed hanno rappresentato, specie in questi ultimi anni, un reale freno allo sviluppo del Paese, dimostrandosi inadeguate anche in confronto con altri paesi dell’Europa dell’Est. Sul fronte del turismo, infine, la Romania possiede numerose risorse naturali sfruttabili a tale scopo, ma le infrastrutture presenti e la qualità delle attrezzature alberghiere sono molto modeste. Le maggiori attrattive sono i monti dei Carpazi, il delta del Danubio e le località del Mar Nero. Anche in questo settore è stato avviato il processo di privatizzazione delle strutture in possesso dello Stato.

Le prospettive per le aziende italiane interessate al mercato romeno sono, quindi, sicuramente favorevoli, non solo per la vicinanza geografica del Paese e per il numero dei suoi abitanti, ma anche per i vantaggi comparati che ancora offre la delocalizzazione produttiva.

Tra i settori più importanti e con buone prospettive di sviluppo nel breve-medio termine, oltre a quelli tradizionali del tessile-abbigliamento e della trasformazione del legname, troviamo l’informatica e le telecomunicazioni (che dal 1° gennaio 2003 sono completamente liberalizzati), le costruzioni, nonché i comparti che beneficiano (e beneficeranno) dei finanziamenti UE quali: infrastrutture, trasporti, ambiente, agroindustria e turismo rurale.

In ogni caso, si ritiene utile sottolineare che, se da un lato l’attrattività della Romania verso le imprese italiane deriva soprattutto dai vantaggi di costo ad essa legati, dall’altro lato vi sono indubbi rischi finanziari, normativi e politici che non dovrebbero essere sottovalutati dagli imprenditori. Questo viene confermato dal fatto che, nella classifica rischio-paese aggiornata ad aprile 2006, la Sace colloca la Romania nella quarta categoria su sette, dove la prima categoria indica un rischio molto basso e la settima uno molto alto. Alle aziende interessate ad effettuare investimenti nel Paese si consiglia di visitare la sezione Opportunità e richieste di collaborazioni estere del sito www.trevisosystem-online.it.

Daniela Bruniera
Tratto da "L'economia della Marca Trevigiana", n.6 - 2006

Dove non diversamente specificato, le fonti dei dati qui esposti sono www.globus.camcom.it e www.ice.it.

 


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