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Sud Africa: un'economia emergente in transizione

Il Sud Africa è stato scoperto nel 1488 perché Bartolomeo Diaz per conto della corona portoghese stava cercando una via alternativa all’India, evitando gli angusti e troppo affollati stretti del Mar Mediterraneo e del Mar Rosso.

Le colonizzazioni straniere che si sono succedute - attirate dalla ricchezza del Paese oltre che dal clima temperato -, la vergognosa lunga pagina dell’apartheid e il miracolo politico della Nazione Arcobaleno hanno forgiato un Paese unico nello scenario dell’Africa australe e senza dubbio un leader sia politico che economico per tutto il continente.

Per chi non sia mai stato in Sud Africa è difficile immaginarlo nella sua eterogeneità climatica, geografica ed etnica, nel suo livello di industrializzazione, ma soprattutto è difficile immaginare la sua gradevolezza.

Da un punto di vista economico, il Sud Africa presenta un sistema dualistico: a una struttura capitalistica nelle imprese, istituzioni e infrastrutture con standard paragonabili ai paesi industrializzati si contrappongono condizioni sociali e dinamiche di sviluppo con specificità tipicamente africane.

Il Governo e in particolare l’ANC – African National Congress, che dal 1994 dirige il Paese prima al seguito del Presidente Nelson Madela e quindi di Thabo Mbeki – ha l’ardua missione di conciliare queste due realtà, cercando da un lato di mantenere gli standard economici e dall’altro promuovere politiche integrate in grado di arginare e combattere la dilagante disoccupazione nella popolazione di colore, promuovendo processi interni moltiplicatori di sviluppo.

Per effetto dell’autarchia derivante dalle sanzioni ed embargo internazionali contro il regime dell’apartheid, il Sud Africa ha sviluppato un settore manifatturiero che negli anni ha contribuito in forma crescente alla formazione del Pil. Molto importanti sono l’industria chimica, della lavorazione della plastica e l’industria dei mezzi di trasporto, nel quale è predominante l’automotive. Quest’ultimo ha registrato una crescita pressoché continua anche grazie alle società multinazionali dell’automobile attratte dagli incentivi del governo di Pretoria. La Fiat, ad esempio, ha avviato nel ’99 la produzione in Sud Africa delle sue world car destinate ai mercati emergenti.

Un altro settore importante è quello tessile, anche se subisce la competizione su scala globale dei mercati estremo orientali, oltre che le conseguenze del rafforzamento del Rand. Ultimamente è stato siglato un accordo con la Cina che limita le esportazioni in Sud Africa: questo potrebbe aiutare la ripresa del settore, anche se alcuni prevedono la sostituzione del concorrente cinese con altri asiatici, quali l’India e il Sudest asiatico.

Altri due comparti di rilievo, interessanti per gli operatori economici stranieri intenzionati a entrare nel mercato, sono quello delle attrezzature medicali, in forte espansione grazie all’estensione dei servizi sanitari alla popolazione di colore, e quello dei sistemi di sicurezza, provocato da una piaga, purtroppo, della realtà sudafricana, la diffusione della criminalità.

Il visitatore straniero è subito colpito infatti dagli alti muri di recinzione e dai fili elettrici che circondano le abitazioni della popolazione bianche e delle fabbriche. Con la fine dell’apartheid, nel 1994 i bianchi hanno abbandonato i centri cittadini delle principali città sudafricane andando a insediarsi nelle periferie che nel tempo si sono trasformate in confortevoli centri residenziali e commerciali. La popolazione di colore invece ha intrapreso il percorso inverso fuoriuscendo dalle township in cui era stata relegata (anche se tuttora le township vicine alle grandi città mostrano dimensioni impressionanti) per occupare i centri città svuotati.

Ciò ha provocato l’espansione del settore dell’edilizia residenziale e dei lavori per infrastrutture. A ciò si aggiunga il prossimo appuntamento della Coppa del Mondo di Calcio nel 2010 in Sud Africa e la candidatura del Paese per ospitare le Olimpiadi 2012: questi due eventi - molto importanti per l’immagine del Sud Africa all’estero e di conseguenza per la campagna che il governo sta promuovendo per attrarre gli investimenti dall’estero - stanno già sortendo importanti effetti nel comparto delle costruzioni sportive e turistiche.

Accanto al tradizionale settore minerario che provoca l’ingresso del 30% delle entrate totali di valuta straniera, per il quale il Sud Africa è uno dei Paesi più ricchi al mondo e le compagnie di estrazione sono molto importanti e di notevoli dimensioni (sono presenti vasti giacimenti di oro, zinco, uranio, platino, piombo, ferro, argento e miniere di diamanti), si deve annoverare il terziario, in particolare i settori finanziario e bancario, che grazie alla solidità e modernità di servizi hanno di recente attratto l’interesse di importanti investitori esteri (ABSA, una delle maggiori banche sudafricane è stata di recente acquisita dalla britannica Barclays).

Il turismo è una realtà importante e ancora poco sviluppata in rapporto al potenziale esistente: i parchi safari a nord di Johannesburg, la natura tropicale e il mare dell’area di Durban, la bellezza di Città del Capo con i vigneti a perdita d’occhio, le montagne dolomitiche, le spiagge da sogno, una fauna e una flora che lasciano senza fiato sono solo alcuni aspetti che testimoniano la varietà della bellezza di questo Paese.

Come accennato in precedenza esistono tuttavia aspetti negativi del sistema socio-economico del Sud Africa, che gettano un’ombra sulle prospettive di sviluppo di questa ‘economia emergente in transizione’: l’altissimo livello della disoccupazione (26%) diffusa soprattutto nella popolazione di colore, la scarsa formazione della forza lavoro, i livelli del risparmio e degli investimenti ancora troppo ridotti, una situazione sociale densa di disparità, la criminalità dilagante, la piaga dell’Aids che pare colpisca il 15,6% della popolazione e un sistema delle esportazioni molto concentrato sull’export delle materie prime. Si tratta evidentemente di problemi strutturali che la politica deve risolvere per convincere gli investitori internazionali a uscire dal clima di sostanziale attesa rispetto al sistema economico sudafricano, pur nella consapevolezza delle grandi opportunità che è in grado di offrire.

Un primo importante passo in tal senso è stato rappresentato dalle politiche del Black Economic Empowerment (BEE), volte ad aumentare la partecipazione nei settori chiave dell’economia sudafricana della popolazione di colore che, durante l’apartheid, erano state svantaggiate dalla discriminazione razziale. Si tratta nello specifico di un sostanziale incremento del numero di persone di colore che abbiano la proprietà e il controllo di imprese nuove o già esistenti e che rivestano ruoli manageriali di vertice.

Per stimolare tale risultato, il governo concede trattamenti preferenziali nelle commesse pubbliche alle imprese che si siano conformate al BEE. In alcuni settori strategici, come quello minerario, è stata varata una nuova normativa che prevede il raggiungimento degli obiettivi BEE secondo tappe obbligatorie.

Il ruolo di leader economico e politico del Paese – soprattutto grazie al carisma di Nelson Mandela, la cui vita è stata interamente votata alla causa sudafricana e alla fine dell’apartheid – abbraccia tutta l’Africa subequatoriale. Oggi il SADC Southern African Development Community riconosce al Sud Africa il ruolo di guida nell’implementare le politiche interne alla comunità – che intende approdare nei prossimi 10 anni al mercato unico con la libera circolazione di persone – merci e capitali, e nelle relazioni internazionali. Il Sud Africa rappresenta oggi anche il principale investitore in quest’area, come anche nel resto del continente africano.

In considerazione della crescita del mercato, che negli ultimi anni si è attestata sull’ordine del 4,9%, dei segnali positivi sul versante socio-economico (aumento posti di lavoro, inflazione al 4% e contenimento dei tassi di interesse), delle buone opportunità commerciali e di collaborazione prospettate rispetto ad alcuni settori strategici per l’economia italiana, e in particolare veneta, il Centro Estero Veneto ha elaborato e realizzato un progetto regionale di promozione del sistema imprenditoriale veneto per il comparto dei beni strumentali in Sud Africa. Il progetto, che ha visto l’implementazione di una serie di studi di mercato per settori specifici, di una giornata di formazione e di presentazione del Paese e delle opportunità d’affari, ha visto anche l’organizzazione all’inizio dello scorso ottobre di una Missione economica con tappe a Johannesburg, Durban e Città del Capo.

L’esito dell’iniziativa è stato molto positivo grazie all’organizzazione e gestione degli appuntamenti d’affari da parte dell’Ufficio Ice di Johannesburg, alla preparazione degli interlocutori sudafricani, ma soprattutto alla competitività delle produzioni delle aziende venete partecipanti.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di 10 aziende operanti nei settori del Packaging, Macchine e strumenti per l’Edilizia, Macchine Agricole, Elettro Pompe, Tubi Tecnici, Contro-soffitti, Piscine pre-fabbricate, Membrane bituminose.

Dall’incontro con le controparti sudafricane e dalla verifica dei competitors presenti sul mercato è emerso l’elevato grado di sviluppo dell’industria del Paese. D’altra parte è stato possibile raccogliere il vivo apprezzamento degli stessi potenziali partner sudafricani rispetto alla qualità, la tecnologia, l’originalità e l’affidabilità – oltre che la competitività in termine di costi - dei prodotti veneti presentati.

Dagli incontri effettuati – per un totale di 183, realizzati grazie a un fitto programma di visite aziendali – è emerso il forte interesse per le nostre produzioni e la possibilità oggettiva di stringere accordi di compravendita, distribuzione e rappresentanza commerciale.

La soddisfazione e l’ottimismo della delegazione al suo rientro sono stati offuscati da una realtà sociale e politica ancora complessa.

L’appuntamento sportivo dei Campionati mondiali di calcio del 2010 rappresenta una grande sfida anche in questo senso: i progetti di linee ferroviarie-metropolitane, oggi carenti in tutto il Paese, e di una struttura logistica indispensabile per il trasferimento del pubblico e degli atleti mettono il Sud Africa di fronte al suo problema numero uno: la criminalità. Il successo dell’organizzazione FIFA 2010 significherebbe un enorme passo in avanti per questo bellissimo Paese, ricco non solo di risorse auree e diamantifere, ma di potenzialità di crescita ancora per molti aspetti inespresse.

Orsetta Paladini
Tratto da "L'economia della Marca Trevigiana", n.6 - 2006


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