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Con l’avvio dei negoziati per l’adesione all’Unione europea nell’ottobre 2005, la prospettiva del prossimo allargamento invita a considerare la Turchia con una particolare attenzione, sia per l’importanza economica del Paese che per la sua posizione strategica di cerniera verso la sponda sud del Mediterraneo, il mondo arabo e islamico e le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale.
La Turchia, con oltre 70 milioni di abitanti e un territorio che è due volte e mezzo quello italiano, possiede una solida base industriale e il più alto tasso di crescita del prodotto interno lordo registrato fra i Paesi del Mediterraneo, che nel 2005 ha raggiunto il 7,6%.
La pesante crisi economica del 2001, dalla quale la Turchia si è pienamente ripresa, ha determinato una rivisitazione dei piani di sviluppo, imponendo al governo l’attuazione di una vasta opera di risanamento, nonché importanti riforme strutturali. Simili interventi hanno contribuito ad aumentare il grado di apertura del Paese, dotandolo nel contempo di un quadro istituzionale più liberale e moderno, che lo qualifica come un interlocutore affidabile sulla scena internazionale.
E’ proprio da tali considerazioni che la Camera di Commercio di Treviso ha ravvisato l’opportunità di organizzare, nell’ambito del ciclo di incontri Paesi & Mercati, un approfondimento dedicato alla presentazione delle potenzialità del mercato turco e alle sue specifiche modalità di approccio. L’iniziativa “Paesi & Mercati” è stata concepita quale contenitore per tutti gli interventi di sensibilizzazione rivolti alle imprese che operano o intendono operare in mercati che presentano criticità di carattere interculturale.
La denominazione “Paesi & Mercati” è stata scelta per sottolineare l’importanza di un approccio ai mercati che colga la dimensione culturale, indispensabile per entrare in relazione e comunicare con le persone, siano essi i nostri partner commerciali o produttivi, o i nostri collaboratori in loco. Ciò che viene prodotto è definito non solo dalla qualità, dal design e dall’innovazione del prodotto in sé, ma anche dalla componente “soft” che riguarda i contenuti di servizio e di attenzione al cliente che derivano da un’organizzazione che valorizzi le relazioni e la comunicazione con l’esterno.
Il seminario “Paesi Arabi e Turchia: business e comunicazione”, organizzato a Treviso dalla Camera di Commercio e dal Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto, si è aperto lo scorso 14 novembre proprio con il Focus Turchia. Alla country presentation curata dal direttore dell’Ufficio ICE di Istanbul – Roberto Luongo – è seguito l’intervento di Paolo E. Balboni – docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia - sulle criticità interculturali nelle relazioni di business con partner turchi.
Come è emerso dalla relazione di Roberto Luongo e dai
dati contenuti nella “Nota congiunturale” curata dall’Ufficio ICE di Istanbul (www.ice.gov.it), il grado di apertura della Turchia sal commercio internazionale è elevato: nel 2005 l’interscambio complessivo ha raggiunto i 189,2 miliardi di dollari (73,1 miliardi di esportazioni e 116,1 miliardi di importazioni), con un aumento del 17,7% rispetto all’anno precedente.
Nei primi sei mesi del 2006 le esportazioni sono cresciute dell’11,52% (39,5 miliardi di dollari) e le importazioni del 18,34% (65,2 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo del 2005. Quanto alla struttura degli scambi commerciali, le esportazioni turche sono principalmente composte da beni di consumo e da beni intermedi, mentre un ruolo minore, seppure in forte crescita, è occupato dai beni di investimento. Le importazioni sono costituite essenzialmente da beni capitali, seguiti dai beni intermedi e, a lunga distanza, dai beni di consumo. L’Unione Europea figura saldamente al primo posto quale area di destinazione (53%) e di origine (40,3%) dei flussi commerciali, anche secondo i dati del primo semestre del 2006. Nel 2005 la classifica dei Paesi fornitori vede al primo posto la Germania (13,5), seguita dalla Russia (12,8%) per i prodotti energetici, l’Italia (7.5%) , la Cina (6,8%) e la Francia (5,8%). La quota di mercato detenuta dall’Italia è di circa il 6%. Quasi tutti i settori merceologici hanno visto un notevole incremento di importazioni dalla Cina, tanto che le autorità locali stanno intensificando il monitoraggio alle dogane.
La Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle esportazioni turche seguito da Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Le esportazioni verso l’Italia hanno mostrato un aumento del 28,61%, raggiungendo un valore pari a 3,38 miliardi di dollari.
Secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica Turco (TÜIK), elaborati dall’ufficio ICE di Istanbul, la dinamica positiva delle esportazioni italiane verso la Turchia è stata confermata anche nel primo semestre del 2006: +13,78% rispetto allo stesso periodo del 2005. Anche le importazioni italiane dalla Turchia sono state in forte crescita, ed in particolare le voci relative alle navi e imbarcazioni (+1.429,78%), ai metalli di base non ferrosi (+161,16%), ai prodotti dell’agricoltura, dell’orticoltura e della floricoltura (147,31%) e ai prodotti petroliferi raffinati (+129,53%).
Oltre il 70% delle forniture italiane è legato ai beni strumentali ed ai beni intermedi, confermando la stretta complementarietà fra i due sistemi produttivi. L’aumento delle importazioni dall’Italia, nel periodo gennaio-giugno 2006, è stato particolarmente significativo nei seguenti settori: metalli di base non ferrosi (+102,95%) , autoveicoli (+88,93%), macchine per l’agricoltura e la silvicoltura (+78,60%), parti ed accessori per autoveicoli e loro motori (+54,15%), gioielli e articoli di oreficeria (+53,82%), articoli di abbigliamento in tessuto e accessori (+29,15%), prodotti petroliferi raffinati (+29,09%).
Le importazioni dalla Turchia sono in continuo aumento, anche se il saldo commerciale è ancora ampiamente a favore dell’Italia (678 milioni di dollari) per i primi sei mesi del 2006 (nel 2005 ammontava a 1,9 miliardi di dollari). E’da sottolineare inoltre che parte delle esportazioni turche verso l’Italia vengono effettuate da filiali di imprese nazionali o da imprese locali di proprietà italiana.
L’Italia non è considerata solo un partner commerciale di prima grandezza, ma anche un modello culturale e di sviluppo di riferimento.La Turchia rappresenta unfondamentale mercato di sbocco soprattutto per le forniture “Made in Italy” di beni strumentali che sfruttano una consolidata complementarietà con il sistema industriale locale,in quanto l’Italia fornisce la tecnologia più aggiornata applicata per migliorare la produzione nei settori trainanti quali il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e l’automobilistico. La struttura proprietaria delle imprese turche si è poi mostrata particolarmente compatibile con quella italiana, data la coesistenza di grandi gruppi, con un vivace tessuto di piccole e medie imprese, che trovano nelle aziende nazionali degli interlocutori flessibili e dinamici nei settori di loro prioritario interesse.
Le imprese italiane che hanno effettuato investimenti diretti in Turchia sono attualmente 468, e sono al 6° posto nella classifica degli investitori esteri, dopo le società francesi, dei Paesi Bassi, tedesche, del Regno Unito e U.S.A.
L’Italia è un partner fondamentale in due settori strategici quali l’energia e la difesa; di particolare rilievo anche la presenza italiana nel settore bancario e delle telecomunicazioni, nel settore automobilistico, dei pneumatici e degli elettrodomestici. Aziende nazionali sono anche presenti nei settori delle infrastrutture, metallurgico, elettronico, chimico, tessile e dell’abbigliamento, alimentare e turistico.
La Turchia è un importatore netto di macchinari e beni strumentali – questa voce, con circa 22 miliardi di dollari nel 2005, è la più importante dell’import turco dopo le materie prime - ma sta diventando anche produttore ed esportatore di questi stessi beni, con volumi esportati pari a 11 miliardi di dollari nel 2005. Nel primo semestre 2006, le importazioni turche di macchinari e beni strumentali ammontano a circa 410 milioni di dollari. Circa il 40% dell’export italiano verso la Turchia riguarda questo settore e tocca tutti i principali comparti dell’economia locale: macchine lavorazione metalli, macchine tessili, macchine lavorazione pelli e calzature, macchine imballaggio, macchine lavorazione plastica, macchine lavorazione legno, macchine lavorazione marmi.
Il mercato turco presenta ampi spazi per i seguenti settori:
Macchine tessili. La Turchia è uno dei maggiori esportatori mondiali di prodotti dell’industria tessile e tutto il relativo “know-how” è quindi strategico.
Macchine lavorazione metalli. In un mercato dove da tempo sono presenti i più importanti produttori mondiali di autoveicoli, con una capacità di oltre 1.000.000 di unità all’anno, e che è diventato il principale polo produttivo europeo di elettrodomestici, la ripresa produttiva - che probabilmente continuerà nei prossimi anni - sta generando una richiesta per tale tipo di macchinari ad alto contenuto tecnologico, anche da parte della rete di subfornitori locali. La presenza italiana nel comparto delle macchine lavorazioni metalli rimane significativa anche nel primo semestre 2006, occupando il terzo posto preceduta da Taiwan e Germania.
Macchine agricole. L’agricoltura occupa ha un ruolo rilevante nell’economia turca, contribuendo per oltre il 10% del Pil e impiegando il 35% della forza lavoro. Accanto alle forniture di macchine agricole esistono ampi spazi nell’industria zootecnica e nelle tecnologie per l’irrigazione.
Protezione ambientale. Le Autorità locali riservano una crescente attenzione a tutto il settore. Secondo una recente stima, gli investimenti per i prossimi anni ammonteranno a circa 8-10 miliardi di dollari. I settori prioritari riguardano l’utilizzo e lo sfruttamento di forme alternative d’energia, il riciclaggio dei rifiuti, il trattamento delle acque, il recupero e riciclaggio delle materie plastiche.
Per quanto riguarda i beni intermedi e di consumo, vi sono opportunità di sviluppo per i seguenti settori:
Tessuti e filati. Si tratta del settore strategico per la Turchia, che rappresenta la prima voce dell’export locale. La crescente attenzione dell’industria turca alla qualità del prodotto finito ha aumentato la domanda di tessuti e filati pregiati. L’Italia gioca un ruolo fondamentale, essendo il primo fornitore di tessuti e filati in Turchia, oltre che uno dei più importanti clienti. Nel 2005, l’Italia ha esportato prodotti per un valore stimabile di 500 milioni di dollari (soprattutto tessuti di lana e fibre artificiali) e ha importato per un valore di poco inferiore, a dimostrazione delle complementarietà tra i due Paesi. Indubbiamente, tale flusso di merci è anche in parte collegato alle operazioni di “buy-back” operate da imprese italiane in Turchia. Da monitorare con attenzione l’aggressiva concorrenza cinese che sta costringendo alla chiusura numerosi stabilimenti produttivi del comparto.
Mobili e componenti. In Turchia sono presenti circa 3.000 imprese produttrici, molte attive anche nei mercati limitrofi (Russia e Repubbliche dell’Asia Centrale). La rapida crescita della produzione locale di mobili e della domanda di prodotti di alto livello continua a rappresentare un’interessante opportunità per le imprese italiane, che sono le più importanti fornitrici del mercato locale. Anche se è stato perso negli ultimi tre anni qualche punto percentuale nella quota di mercato, le esportazioni nel 2005 si sono attestate sui 48 milioni di dollari e l’Italia continua a rimanere il più importante fornitore. Nel primo semestre del 2006 l’export italiano verso la Turchia è stato di circa 25 milioni di dollari, stabile in rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Prodotti chimici. Tale comparto, che è trasversale a tutti i settori produttivi, rappresenta una tra le voci più importanti delle importazioni turche. L’Italia ha una quota di circa il 7%, crescente anche per la chimica fine.
Information technology e biotecnologie. La Turchia mira ad accrescere le competenze in tali comparti incoraggiando la ricerca, anche per mezzo della creazione di Parchi Tecnologici e la crescente interazione tra aziende ed università. L’Italia può sfruttare tale politica accrescendo la collaborazione con le istituzioni, le università e le imprese turche, alcune delle quali di ottimo livello, sia esaminando proposte da parte locale che incrementando la penetrazione commerciale in alcuni settori di nicchia nei quali si è maggiormente competitivi (pacchetti software, trasmissione dati, telecomunicazioni, sicurezza, ecc.).
L’intervento del prof. Balboni, docente di scienze del linguaggio e della comunicazione, ha inteso porsi quale stimolo ad utilizzare un adeguato approccio interculturale per cogliere al meglio le opportunità di crescita offerte dal mercato turco. I temi trattati hanno riguardato l’impatto della cultura sulle relazioni d’affari con partner turchi, la comunicazione verbale e non verbale e gli stili di management più diffusi. Parte dell’intervento è stata dedicata a fornire ai partecipanti suggerimenti pratici di “business etiquette”, utili ad evitare i possibili malintesi nei quali si può inconsapevolmente cadere nelle relazioni con controparti turche, quando si trascura il loro diverso contesto culturale.
L’incontro è stato particolarmente apprezzato dai partecipanti, sia per le tematiche trattate che per il confronto diretto con gli esperti.
Edy Bombonato
Tratto da "L'economia della Marca Trevigiana", n.6 - 2006
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