HOME C.C.I.A.A. di TREVISO
HOME C.C.I.A.A. di TREVISO
link alla versione accessibile
Percorso:  HOME >  Guida ai mercati esteri: l'Argentina
Notizie sull'economia
Commercio estero e nuovi mercati
Guida ai mercati esteri: l'Argentina

L’Argentina viene classificata dalla World Bank come un PVS appartenente all’America Latina, con un reddito pro capite medio-alto ed un alto livello di indebitamento. La figura 1 ci permette di osservare la sua posizione geografica, mentre la tabella 1 ne illustra i dati fondamentali.

Figura 1 L’Argentina: posizione e caratteristiche geografiche

L’Argentina è una Repubblica Federale composta da 23 province, più la città autonoma di Buenos Aires. Il potere legislativo è esercitato dal Congresso nazionale, formato da due camere: la Camera dei deputati (257 membri) ed il Senato (72 membri). Il potere esecutivo spetta al Presidente della Repubblica, che dirige personalmente e direttamente il Governo e accentra, quindi, le due qualifiche di Capo dello Stato e di Capo di Governo. L’ordinamento giudiziario è basato sul sistema continentale europeo, ma con influenze del sistema americano. Il principale tribunale federale è la Corte Suprema, composta da nove giudici nominati dal Presidente con l’approvazione del Senato. Ogni provincia è dotata di una Corte Suprema e di altri tribunali minori.

Tabella 1 Dati di base

Superficie

2.766.889 kmq

Popolazione

37.928.000 circa

Densità della popolazione

13,0 abitanti/kmq

Lingua ufficiale

spagnolo

Religione

cattolica (92%)

Unità monetaria

peso

Forma istituzionale

Repubblica Federale

Capitale

Buenos Aires

Clima

Subtropicale nel Gran Chaco, steppico e arido nella Pampa, desertico freddo nella Patagonia

Fuso orario

4 ore indietro rispetto all’Italia (-5 con l’ora legale)

Dopo la pesante crisi registrata nel 2001 e 2002, il Paese ha saputo riprendersi sia economicamente sia socialmente, facendo registrare ritmi di crescita economica del 9% che hanno portato ad un continuo miglioramento anche delle condizioni socio-politiche del Paese. Attualmente l’Argentina presenta condizioni sociali discrete, per quanto riguarda sia l’andamento della popolazione e le condizioni igienico-sanitarie, sia il livello di alfabetizzazione e scolarizzazione. Infatti, il recente sviluppo di un sistema di scuola statale, totalmente gratuito dai 6 ai 14 anni, ha incrementato il grado di alfabetizzazione della popolazione. I principali dati socio-politici sono sintetizzati nella tabella 2.

Tabella 2 Principali indicatori socio-politici

 

 

VALORI

 

ANNO

Tasso di incremento demografico

1,0

2005

Popolazione urbana in % della popolazione totale

90

2005

Popolazione in povertà in % rispetto della popolazione totale

34

2005

Speranza di vita (in anni)

75

2005

Tasso di disoccupazione

11,4

2005

Tasso di alfabetizzazione (% di popolazione con più di 15 anni)

97

2005

Indice di sviluppo umano

0,827 (39°)

2002

Dal punto di vista economico, i principali indicatori del primo semestre 2006 hanno confermato il completamento della ripresa post-crisi iniziato nel 2003. L’andamento del Pil rispecchia una crescita economica costante: dopo l’incremento del 8,8% nel 2003, del 9% nel 2004 e del 9,1% nel 2005, i primi 6 mesi del 2006 hanno fatto registrare un aumento del 8,3% (rispetto ai primi 6 mesi del 2005). Tra i fattori che hanno reso possibile la ripresa dell’economia argentina troviamo, innanzitutto, la svalutazione del peso (il tasso di cambio viene mantenuto intorno ai 3 pesos per dollaro), che ha reso particolarmente competitiva la produzione nazionale e, in secondo luogo, la favorevole congiuntura dei mercati internazionali delle esportazioni di alcune materie prime (in particolar modo di petrolio e soia). A questi elementi si aggiunge una severa disciplina fiscale: nel 2005, l’avanzo primario era pari al 3,7% del Pil, con un incremento del 13,2% rispetto al 2004. Oltre che dal controllo della spesa, tale avanzo è stato generato da un consistente aumento delle entrate, derivante dall’avvio di una nuova politica contro l’evasione fiscale e dall’eccellente andamento delle esportazioni, su cui grava un elevato prelievo. La struttura impositiva resta, tuttavia, di carattere distorsivo, con un’incidenza insufficiente delle imposte dirette ed una prevalenza di quelle indirette, quali l’Iva ed i dazi sulle esportazioni. La pressione fiscale complessiva, benché in aumento, si attesta al 24%. Ulteriori dati macroeconomici sono indicati nella tabella 3.

Tabella 3 Principali indicatori economici

 

 

VALORI

 

ANNO

Pil nominale pro-capite (US$)

4.945

2005

Tasso di variazione del Pil

9,1

2005

Tasso di inflazione

12,3

2005

Contributo dei diversi settori economici alla formazione del Pil (in %)

  • Primario
  • Secondario
  • Terziario

 

10,4

35,6

54

2004

Bilancia commerciale (Mld US$)

  • Esportazioni
  • Importazioni
  • Saldo

 

21,5

15,6

5,9

2005

Debito pubblico (Mld US$)

128,6

2005

L’economia argentina, simile per molti aspetti a quella degli altri paesi sudamericani, è legata alle esigenze della domanda mondiale in fatto di materie prime. Con una struttura alle origini di tipo coloniale, trasformatasi poi in economia di dipendenza per gli ingenti capitali stranieri investiti e le numerose multinazionali presenti nel Paese, l’Argentina orienta la sua produzione verso materie prime esportabili. La risorsa mineraria più importante è il petrolio, estratto per circa un terzo dal giacimento presente nella provincia di Chubut. Altre materie prime importanti estratte nel Paese sono il gas naturale, il carbone, il ferro, l’uranio, l’argento e l’oro. Relativamente all’agricoltura, tra le colture cerealicole prevale il frumento (nella provincia di Buenos Aires), seguito dal mais (Buenos Aires, Santa Fe, Cordoba) e dall’orzo. Altre colture importanti sono il lino, il girasole, il cotone, il tabacco, il tè, la canna da zucchero, la vite e la frutta, in modo particolare le mele, le pesche e le pere.

L’Argentina è nota in tutto il mondo per il ruolo chiave giocato dall’allevamento, soprattutto di quello dei bovini e dei cavalli praticato nella Pampa e quello degli ovini e dei caprini nella Patagonia. Questi allevamenti fanno dell’Argentina uno dei maggiori produttori mondiali di carne, latte, burro, formaggio e lana.

Per quanto riguarda il settore secondario, l’industria argentina è tra le più diversificate dell’America Latina e la maggior parte del settore ruota attorno alle risorse minerarie. Infatti, gli impianti per l’estrazione del petrolio sono circa una ventina, localizzati lungo il Rio de la Plata, a Bahia Blanca e Puerto Galvan (dove il greggio può giungere via mare) e nei luoghi di estrazione. L’industria chimica si concentra soprattutto a Cordoba e Rosario, mentre quella del cemento ha importanti impianti nelle province di Buenos Aires, Cordoba e Mendoza. Nei comparti siderurgico e meccanico si segnalano le acciaierie e gli impianti per la produzione di piombo, zinco e alluminio. Molta importanza assume l’industria meccanica, le cui principali produzioni riguardano gli autoveicoli, gli aeroplani, i trattori, i cantieri navali, materiale ferroviario e per l’industria petrolifera e le macchine per l’ufficio. Parallelamente all’industria automobilistica è aumentato il peso dell’industria della gomma. Fra le industrie alimentari primeggiano quelle degli oli commestibili, del pomodoro ed i pastifici.

Nel terziario, la rete stradale (212.000 km) e ferroviaria (36.000 km) hanno come polo principale Buenos Aires, da cui si dipartono a raggiera tutte le principali linee di trasporto. Sono molto migliorate le condizioni dei porti e dei 33 aeroporti argentini che dal 1998 sono gestiti da una società mista con partecipazione italiana (Sea). Il sistema bancario, governato dal Banco Central, è stato ristrutturato dopo la crisi finanziaria messicana del 1995; la principale borsa valori è quella di Buenos Aires. Grandi attrattive turistiche, come i paesaggi andini, le spiagge atlantiche, le cascate dell’Iguazú, la Terra del Fuoco e la Patagonia, richiamano ogni anno milioni di turisti, la maggior parte dei quali proveniente dal Nord America. Ma nel settore terziario, che assume sempre più rilevanza all’interno dell’economia del Paese, spicca l’andamento del commercio estero. A partire dagli anni ’90, infatti, l’Argentina ha adottato misure di liberalizzazione economica che hanno portato ad una drastica riduzione del livello delle tariffe doganali (che attualmente vanno dallo 0% per i beni strumentali al 35% per alcuni beni di consumo).

Parallelamente, il Paese ha perseguito una politica d’integrazione regionale nell’ambito del Mercosur che, a sua volta, ha avviato negoziati per un accordo anche con l’Ue. Nonostante vari problemi commerciali con il Brasile, nel primo semestre del 2006 il commercio estero argentino ha fatto registrare esportazioni verso il mondo per un valore di 21,5 miliardi di dollari, vale a dire il 12% in più rispetto al primo semestre dell’anno precedente. I fattori principali che hanno portato a questo risultato sono stati un aumento del 7% dei prezzi dei beni esportati ed una crescita del 5% dei relativi volumi. Nello stesso periodo, le importazioni argentine hanno raggiunto un valore pari a 15,6 miliardi di dollari, facendo registrare un aumento del 15% rispetto al primo semestre 2005. In questo caso, l’aumento deriva da una crescita del 12% delle quantità acquistate e del 3% dei prezzi.

Di conseguenza, il saldo dell’interscambio commerciale continua ad essere positivo e pari a 5,9 miliardi di dollari, con un incremento del 7% rispetto a quello registrato nel primo semestre 2005 (5,5 miliardi di dollari). Dal punto di vista merceologico, la voce principale delle esportazioni è rappresentata dai manufatti di origine agro-zootecnica (32%), dai prodotti industriali (31%), dalle materie prime (20%) e dai combustibili (17%).

Relativamente alle importazioni, al primo posto con il 36% troviamo i beni intermedi per l’industria (soprattutto chimica e plastica), i macchinari industriali (24%), le parti ed i componenti per i macchinari industriali (17%), i beni di consumo (12%), gli autoveicoli (6%) ed i combustibili e gli oli (5%). Dal punto di vista geografico, i grafici 1 e 2 illustrano i principali paesi di destinazione e provenienza dei beni commerciati dall’Argentina e mostrano come l’Italia si collochi al sesto posto tra i paesi fornitori (rispetto al settimo occupato nel 2005) ed al decimo posto tra quelli clienti (era ottava l’anno precedente).

Negli ultimi anni il valore delle esportazioni argentine verso l’Italia si è mantenuto in costante leggero aumento e ha fatto registrare un valore pari a 555,9 milioni di dollari americani nel primo semestre del 2006 (+10% rispetto al primo semestre del 2005). Nello stesso periodo, le esportazioni italiane in Argentina hanno raggiunto i 436 milioni di dollari, con un aumento del 20,8% rispetto ai 361 milioni registrati nel primo semestre del 2005. Di conseguenza, da un interscambio commerciale sostanzialmente in equilibrio nel 2001, si è passati ad un saldo negativo per l’Italia, che nel 2005 è stato di 239 milioni d dollari circa e nel primo semestre del 2006 di 120 milioni di dollari. Questo dimostra come l’interscambio bilaterale italo-argentino abbia seguito l’andamento della crisi economica argentina.

Grafico 1 Principali clienti dell’Argentina (primo semestre 2006)

 

Grafico 2 Principali fornitori dell’Argentina (primo semestre 2006)

 

L’analisi della composizione merceologica dell’interscambio bilaterale evidenzia come il nostro Paese abbia esportato principalmente macchinari industriali, prodotti chimici e manufatti metallici ed abbia importato prodotti alimentari, prodotti derivati di animali e pelli grezze o manufatti in pelle. Lo studio dei comparti che compongono le importazioni argentine provenienti dall’Italia consente di evidenziare i segmenti di mercato che offrono maggiori opportunità in caso di penetrazione commerciale delle imprese italiane in questo Paese. Il modello di sviluppo produttivo che l’economia argentina ha adottato dopo la crisi, a causa della forte svalutazione del peso, sembra privilegiare un maggior dinamismo industriale, sfruttando così le abbondanti risorse naturali di cui dispone il Paese. Il valore aggiunto insito nella trasformazione delle commodities necessita di investimenti in macchine ed impianti. Di conseguenza, nell’ambito del mercato locale di beni strumentali, le opportunità nel breve periodo derivano soprattutto della realizzazione di progetti d’investimento per l’ampliamento e l’ammodernamento tecnologico degli impianti di produzione in vari settori industriali, quali quello alimentare e delle bevande, quello tessile, della carta, della stampa, dei prodotti chimici, della gomma e della plastica, dei minerali non metallici, degli autoveicoli e della metalmeccanica.

Per maggiori informazioni sulle attuali opportunità e richieste di collaborazioni da parte di imprese argentine, si veda il numero 5/2006 della presente rivista. In ogni caso, si ritiene utile ricordare ai soggetti interessati che, nonostante le buone prospettive di sviluppo del mercato argentino, la Sace classifica tale Paese nella 7° categoria di rischio, vale a dire la categoria di rischio più alta in assoluto.

Daniela Bruniera
L'Economia della Marca Trevigiana, n.2 - 2007


  « Torna indietro » Inizio pagina  Stampa