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Il terzo appuntamento con la rubrica Guida ai mercati esteri vede protagonista la Polonia.
La Polonia è uno Stato dell’Europa centro-orientale. Come illustra la figura 1, dal punto di vista geografico il Paese confina a nord-est con la Russia e la Lituania, a est con la Bielorussia e l’Ucraina, a sud con la Slovacchia e la Repubblica Ceca, a ovest con la Germania e a nord si affaccia sul Mar Baltico. La Polonia occupa la sezione intermedia della grande fascia pianeggiante che si estende dal Mare del Nord agli Urali; il clima è uniforme di tipo continentale, caratterizzato da inverni rigidi ed estati calde. Il fuso orario corrisponde a quello italiano.
Figura 1 Polonia: posizione e caratteristiche geografiche

La Polonia è una Repubblica che si estende per oltre 312 mila Kmq ed è abitata da oltre 38 milioni di persone. La nazione è suddivisa in tre livelli amministrativi, ripartiti in 16 voivodati (regioni), 308 distretti, 65 città-distretto (comuni con poteri allargati, analoghi a quelli dei distretti) e 2.489 comuni. Il Comune costituisce il primo livello dell’amministrazione locale. Il Distretto è l’ente locale intermedio (simile alla Provincia) costituito da un gruppo di comuni il cui numero può variare da alcune unità a più di dieci. Il Voivodato (la Regione), infine, è la più grande unità dell’ordinamento amministrativo dello Stato. I suoi organi rappresentativi sono: il Parlamentino (ossia il Consiglio Regionale) eletto a suffragio universale e la Giunta. Entrambi sono presieduti dal Presidente della Regione. Rappresentante dell’amministrazione centrale a livello regionale è il Voivoda, quale custode dell’interesse nazionale.
Come si può notare dalla tabella 1, che mette in evidenza i principali dati della Polonia, la lingua ufficiale del Paese è il polacco, tuttavia, per usi commerciali vengono normalmente utilizzati l’inglese e il russo; la documentazione tecnica può essere redatta anche in lingua tedesca.
Tabella 1 Dati di base (aggiornati al 2005*)
| Superficie |
312.685 kmq |
| Popolazione |
38.626.000 abitanti |
| Densità della popolazione |
124 abitanti/kmq |
| Lingua ufficiale |
Polacco |
| Religione |
Cattolica |
| Unità monetaria |
Zloty (Pln) |
| Forma istituzionale |
Repubblica parlamentare |
| Sede di Governo |
Varsavia |
| Organizzazioni di appartenenza |
Onu, Consiglio d’Europa, Ebrd, Fao, Unido, Unesco, Unctad, Gatt-Wto, Nato, Ocde, UE, Osce |
La religione principale è quella cattolica, praticata dal 90,7% della popolazione, ma sono presenti anche delle minoranze di religione protestante ed ebraica.
L’unità monetaria è lo Zloty (Pln); dal gennaio ‘95 il valore nominale delle banconote e delle monete di nuova emissione è stato modificato con l’eliminazione di quattro zeri: un nuovo Zloty corrisponde, pertanto, a 10.000 vecchi Zloty. Lo Zloty si divide in 100 Groszy. La media del tasso di cambio del Zloty in Euro nel 2005 è stata di 4,02302 Pln per 1 Euro.
La popolazione polacca può essere considerata giovane e ben istruita, infatti, il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è superiore al 98%. L’istruzione è garantita ed obbligatoria dai 7 ai 14 anni di età (scuola primaria); la scuola secondaria, della durata di 4 o 5 anni, comprende diversi indirizzi: generale, professionale tecnico e professionale di base. Ulteriori dati socio-politici sono sintetizzati nella tabella 2.
Tabella 2 Principali indicatori socio-politici
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VALORI |
ANNO |
Tasso d’incremento demografico (per 1.000 ab.) |
-0,1 |
2005 |
Popolazione urbana (% della pop. totale) |
62 |
2005 |
Tasso di natalità (per 1.000 ab.) |
10,8 |
2005 |
Tasso di mortalità (per 1.000 ab.) |
10 |
2005 |
Aspettativa di vita (anni) |
70,4 |
2002 |
Popolazione in età lavorativa (% della pop. totale) |
68,8 |
2002 |
Spesa pubblica per l’istruzione (% Pil) |
5,1 |
2005 |
Spesa pubblica per la sanità (% Pil) |
6 |
2005 |
Tasso di alfabetizzazione (% pop. adulta) |
98,2 |
2000 |
Dal punto di vista economico, il 2004, anno della storica adesione della Polonia all’Unione europea, ha visto l’indice di crescita del Pil rispecchiare l’entusiasmo economico del momento (+5,3%); il corrispondente dato del 2005 è stato pari a +3,2% (tabella 3). Tali percentuali, accompagnate da un continuo aumento delle esportazioni, confermano che l’economia polacca si trova in una fase di crescita consolidata.
Tabella 3 Principali indicatori economici della Polonia
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2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
Pil a prezzi correnti (mln di Zloty) |
781.100 |
816.100 |
922.200 |
967.700 |
Pil a prezzi correnti (mld di US$) |
191,4 |
209,5 |
252,3 |
299,2 |
Tasso di crescita reale (%) |
1,4 |
3,8 |
5,3 |
3,2 |
Reddito pro capite (in US$) |
5.179 |
5.668 |
6.608 |
7.840 |
Tasso di inflazione (%) |
1,87 |
0,75 |
3,54 |
2,19 |
Tasso di disoccupazione (%) |
19,7 |
19,9 |
19,6 |
18,2 |
Tasso di cambio Pln/US$ (media annuale) |
4,08 |
3,89 |
3,66 |
3,23 |
Debito estero (mld di US$) |
69,7 |
86,8 |
107,5 |
107,3 |
Riserve internazionali nette (mln di US$) |
28.650 |
32.579 |
35.324 |
40.864 |
Continua il processo d’apprezzamento della valuta locale: lo Zloty, da maggio 2004 a gennaio 2006, si è apprezzato del 19% rispetto all’Euro e poco meno del 20% rispetto al Dollaro. La rivalutazione dello Zloty può essere in gran parte attribuita al flusso di fondi UE e di capitali esteri sul mercato azionario ed obbligazionario polacco, attratti dal differenziale dei tassi di interesse (nonostante gli ultimi ritocchi, continua a permanere un differenziale di tre-due punti rispetto ai tassi della BCE) e dalla riduzione del rating di rischio, collegata all’adesione del Paese all’Unione europea.
In un recente rapporto, la Confindustria polacca (PKPP) ha rilevato che le grandi e medie imprese hanno beneficiato della congiuntura favorevole registrata nel 2004: questo ha consentito loro di accumulare risorse finanziarie per investire ed ammodernare gli impianti. Tuttavia, il timore degli imprenditori ed esportatori polacchi non è solo l’apprezzamento della valuta, ma è, soprattutto, la sua eccessiva volatilità, causata anche, nelle valutazioni della PKPP, dalle periodiche e consistenti emissioni di bond del Tesoro e dai proventi derivanti dalle privatizzazioni di grosse società. Gli imprenditori polacchi temono che l’attuale momento congiunturale, ancora relativamente favorevole, si possa attenuare se non saranno adottati provvedimenti volti ad alleggerire il carico fiscale, a ridurre il costo del denaro e a ridimensionare il valore dello Zloty.
Nonostante l’apprezzamento valutario, le esportazioni polacche, espresse in Euro, hanno continuato il forte trend positivo: i dati del periodo gennaio-novembre 2005 mostrano una crescita del 18,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; tale crescita è dovuta sia alla riduzione dei margini di utile da parte delle aziende esportatrici, sia agli aumenti dei prezzi dei prodotti esportati. Nello stesso anno, l’indice di crescita delle importazioni polacche è stato del 12,2%.
Tabella 4 Bilancia commerciale (in mln di US$)
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2002 |
2003 |
2004 |
2005 |
Esportazioni (Fob) |
46.742 |
61.007 |
81.862 |
95.343 |
Importazioni (Fob) |
53.991 |
66.732 |
87.484 |
98.213 |
Saldo |
-7.249 |
-5.725 |
-5.622 |
-2.870 |
Nel 2005, l’interscambio polacco con il mondo ha registrato un aumento sia delle importazioni sia delle esportazioni. Pertanto, la bilancia commerciale del Paese, seppur sempre negativa, continua a migliorare (tabella 4). In tale anno il 65,6% del totale importazioni in Polonia era proveniente dai Paesi UE (68,3% nel 2004), la quota dei Paesi d’Europa Centro-Orientale (Albania, Bielorussia, Russia, Ucraina, Bulgaria, Romania e altri Paesi balcanici), invece, è stata del 11,6%. Sempre nel 2005 la Germania si è confermata il primo Paese fornitore della Polonia. Le sue esportazioni hanno raggiunto i 19,9 miliardi di Euro, rappresentando il 24,7% dell’import globale polacco. A causa dell’aumento dei prezzi di gas e petrolio, l’Italia non occupa più il secondo posto (7%) nel ranking dei fornitori, ma viene sostituita dalla Russia; segue la Francia, con un trend decrescente. Come in tutto il resto del mondo, nel corso degli ultimi anni sono aumentate le importazioni di prodotti cinesi. La Cina, nel primo semestre del 2005, ha confermato il quinto posto tra i Paesi fornitori, con un valore di 4,4 miliardi di Euro.
L’economia polacca, come quella della gran parte dei paesi dell’Est Europa, ha attraversato una fase di adattamento e transizione verso gli standard delle economie dei paesi occidentali. A tre anni dall’entrata nell’UE, la Polonia si presenta come un Paese con un settore privato, sia secondario sia terziario, in fase di crescente espansione, a discapito del settore primario. Malgrado questo, la Polonia rimane tra i leader mondiali nella produzione ed esportazione di carbone fossile. Inoltre, risultano importanti le produzioni di lignite, rame, zolfo, zinco, piombo e sale di roccia. Le risorse polacche di petrolio e gas naturale sono, invece, limitate e ammontano rispettivamente a 14 e 149 milioni di tonnellate. Altra risorsa importante è il metano con 89 milioni di tonnellate di risorse accertate. Tra le risorse naturali degne di nota ci sono le foreste, che coprono il 28,7% della superficie totale del Paese. Il settore primario in Polonia riveste, quindi, un ruolo importante e, anche se il valore del Pil prodotto in agricoltura è del 5%, la quota di addetti in tale settore rimane consistente (15%). Questi dati evidenziano la necessità di un programma di ristrutturazione. Il panorama dell’agricoltura polacca è caratterizzato, infatti, dalla presenza di piccole proprietà: esistono circa 2 milioni di proprietari agricoli che, in media, dispongono di un terreno di circa 7,3 ettari. Inoltre, gli agricoltori hanno a disposizione attrezzature obsolete. Le principali colture sono i cereali (soprattutto segale e frumento), le patate, le barbabietole da zucchero, il lino e la colza, mentre sono allevati soprattutto i suini, i bovini e gli animali da cortile.
L’economia polacca, come tutte le economie in transizione, è caratterizzata da una struttura industriale che, pur incorporando ancora settori ereditati dal vecchio sistema (come l’industria pesante), ne sta completando la ristrutturazione, tentando nel frattempo di introdurre nuove produzioni. Nel 2005 il contributo dell’industria al Pil ha superato il 30%. L’industria manifatturiera, che funge da motore trainante per il settore industriale, ha registrato un aumento della produzione del 4,3%.
Per quanto riguarda, infine, il settore terziario (che contribuisce per il 64% circa alla creazione del Pil), gioca un ruolo importante il sistema bancario. La banca centrale è la Narodowy Bank Polsi. A fine 2005, la quota percentuale dell’attività bancaria controllata da società estere, sul totale complessivo del settore bancario polacco, ha superato la soglia del 70%. Tra i paesi presenti nel settore bancario polacco troviamo: la Germania, la Francia, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti. Ma il ruolo di protagonista spetta all’Italia: il gruppo Unicredit, che dal 1999 controlla la Bank Pekao, ossia la seconda banca in ordine di importanza in Polonia, dall’estate 2005 controlla anche il HVB tedesco, che a sua volta possiede la BPH, la terza banca polacca in ordine di importanza. Unicredit rientra anche nel settore immobiliare: in marzo 2006 ha promosso l’arrivo della Pirelli RE, vendendo alla summenzionata il 75% della sua controllata immobiliare, incassando circa 20 milioni di Euro e dando vita alla Pirelli Pekao RE. Relativamente alle infrastrutture, il valore del settore delle costruzioni ammonta a oltre 5 miliardi di Euro e cresce lentamente dal 2002.
Come in precedenza accennato, l’Italia rappresenta uno dei principali partner commerciali della Polonia, sia per quanto riguarda le importazioni, sia le esportazioni e, in entrambi i casi, il nostro Paese si posiziona al terzo posto in ordine di importanza. Nel 2005 l’interscambio Italia-Polonia ha superato i 10 miliardi di Euro con un saldo positivo per l’Italia di 1,3 miliardi di Euro. Per quanto riguarda le importazioni polacche dall’Italia, i settori più importanti sono stati le macchine e attrezzature (25,6% del totale importato dall’Italia), gli autoveicoli e loro parti/ricambi (16,8%), i metalli e prodotti di metallo (11,4%). Nella struttura delle esportazioni polacche in Italia, i settori più importanti sono stati quelli degli autoveicoli e loro parti/ricambi (49,2% del totale esportato in Italia), le apparecchiature elettriche, elettroniche e attrezzature di precisione (8,6%), gli alimentari, bevande e tabacchi (5,8%). I dati del Gus (vale a dire dell’Istat polacco) relativi al 1° semestre 2005, confermano la posizione leader dell’Italia rispetto ai maggiori concorrenti nei settori delle pelli conciate, dei tessuti di lana, delle piastrelle e ceramiche, dell’oreficeria, dei componenti per le cucine e degli elettrodomestici, tutti settori nei quali le importazioni dell’Italia superano abbondantemente la soglia dei 10 milioni di Euro.
Dati i frequenti ed intensi rapporti commerciali tra l’Italia e la Polonia, la presenza in Polonia di molte nostre imprese, l’entrata di quest’ultima all’interno dell’UE e l’esiguità del rating di rischio associato alla Polonia, si ritiene che tale Paese presenti buone opportunità di mercato per le imprese italiane che intendono intraprendere una politica di internazionalizzazione, sia essa semplicemente commerciale oppure volta alla delocalizzazione, in territorio polacco, soprattutto nei settori turistico-alberghiero, ambientale, delle macchine per l’agricoltura e la silvicoltura, dell’oreficeria, delle costruzioni e dei lavori infrastrutturali.
*Dove non diversamente specificato, le fonti dei dati qui esposti sono www.globus.camcom.it e
www.ice.it.
Daniela Bruniera
Tratto da "L'economia della Marca Trevigiana", n.1 - 2007
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