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Notizie sull'economia
Commercio estero e nuovi mercati
India, un'importante imperdibile occasione

Delhi, la capitale dell’impero Moghul, e Bombay, la sede storica dell’impero britannico: queste le due tappe della missione economica che il Centro Estero Veneto ha condotto in territorio indiano dal 19 al 16 novembre scorsi.

Approfittando della quinta edizione di Festa Italiana, evento di promozione del Made in Italy in India a cura della Indo-Italian Chamber of Commerce, il Veneto ha potuto dedicare alle proprie aziende un programma denso di incontri, talk show, visite aziendali e serate di gala per verificare in presa diretta le opportunità d’affari e supportare la collaborazione commerciale e industriale con i partner locali.

La composizione della delegazione imprenditoriale che ha seguito programmi individuali di incontri d’affari e visite aziendali, tarati sulla base dei profili e delle specifiche richieste di collaborazione, spazia dalle attrezzature per l’edilizia allo stoccaggio dei cereali, dall’equipaggiamento per i treni alle biciclette, dai lampadari di Murano ai mobili del veronese, dal Prosecco di Conegliano al Raboso del Piave.

Ogni delegato ha avuto a disposizione per tutta la durata del soggiorno in India un’auto con autista che lo ha accompagnato nelle sedi delle imprese indiane, selezionate in modo accurato dalla Indo-Italian Chamber e dall’ICE.In questo modo è stato possibile per ciascun imprenditore veneto incontrare il proprio interlocutore nella propria azienda, potendo verificare le tecniche produttive e valutare la qualità dei prodotti.

A seguito degli appuntamenti istituzionali con la Confederazione delle industrie indiane, la Federazione delle Camere di commercio e il Ministero dell’Agro-alimentare (alcuni settori in India rivestono un’importanza tale nel quadro della politica economica nazionale da meritare l’istituzione di ministeri dedicati) è emersa l’immagine di un’India bifronte che cresce a ritmi straordinari. Un enorme mercato ‘informale’ di piccole unità agricole e artigianali e un più esiguo ma potentissimo mercato strutturato, fatto di industrie e trading company. Anche se sta lasciando il passo ai privati, lo Stato controlla ancora alcuni settori strategici: trasporti, agro-industria, costruzioni.

Per questi comparti, rappresentati nella missione del Centro Estero da imprese di apparecchi, equipaggiamento per i treni, impianti di stoccaggio ed essicatori di cereali, strumentazioni e macchine per le costruzioni, il mercato indiano corre alla doppia velocità del vecchio settore pubblico e del nascente settore privato. Il Governo di Delhi sta approntando riforme a favore della privatizzazione, pur con la lentezza di applicazione causata dall’instabilità politica e complessità del mercato. Le ditte di questi settori hanno avuto contatti sia con imprese di Stato che con partner privati che un domani potrebbero essere controparti indiane di società in joint venture.

Grandi opportunità si stanno per presentare nell’ambito delle infrastrutture - di cui il Paese ha un immenso quanto urgente bisogno - e dell’edilizia. Il Segretario generale della Camera dei commercianti indiani ha sottolineato in particolare la necessità di Mumbai di nuovi hotel e strutture per l’accoglienza turistica: qui infatti, così come a New Delhi, i grandi alberghi si contano sulle dita di una mano, il Taj Mahal di fronte al Gate of India, l’Hilton Towers, l’Intercontinental e qualche altro. Ne sanno qualcosa le agenzie di viaggi e i businessmen di tutto il mondo in liste d’attesa che possono durare anche un anno.

Alle ditte venete che producono biciclette e che hanno già subito la concorrenza cinese interesserà sapere che in India, secondo produttore mondiale, il livello qualitativo e tecnologico di questa produzione è ancora piuttosto basso. Nella cittadina di Ludhiana, a 200 km circa da Delhi, si trova il distretto più importante di produzione di biciclette. Floriano Saccon della Saccon di Codogné ha ringraziato il Centro Estero per aver recuperato con questa missione due anni di attività imprenditoriale: ha avuto modo di fotografare dal vivo la realtà indiana del settore, ancora legata a un sistema informale di produzione e non concorrente con quella italiana, potendo individuare peraltro un paio di potenziali partner produttivi.

L’upper class indiana apprezza molto i mobili e l’interiordesign italiani. Si parla di 100 milioni di ricchi - quasi due volte l’Italia - che possono permettersi i nostri brand: poco rispetto al potenziale dell’India che sta per raggiungere la Cina con 1 miliardo e 100 milioni di abitanti, ma il mercato sta attraversando una forte fase di espansione sia sul lato della produzione che su quello dei consumi: 8,4% il Pil con cui il Paese ha chiuso il 2005 e un tasso di inflazione in costante decremento, oggi al 4,2%.

Le aziende dei mobili e lighting della delegazione sono riuscite così a concludere accordi di fornitura con importatori del settore grazie alla qualità e all’alta gamma dei loro prodotti: se il medio livello del nostro sistema casa (come del sistema persona) subisce la concorrenza locale e cinese, la produzione di alta gamma sembra non avere rivali.

Ragionamento a parte merita il settore vinicolo: oggi in India il vino è un prodotto raro e costoso a causa delle spese di importazione e dei tassi doganali imposti sia a livello nazionale che dei singoli Stati. A ciò si aggiunga la variegata legislazione in merito alla distribuzione del vino che cambia da Stato a Stato, creando grande confusione nei potenziali esportatori stranieri. Dall’esperienza della delegazione veneta abbiamo capito che per gli indiani altolocati bere un bicchiere di vino straniero rappresenta una forma di status symbol: non ci capiscono ancora un granché, ma lo bevono con la convinzione che fa molto chic.

Esiste una produzione locale che vale circa 52 milioni di euro e che cresce negli ultimi anni del 25% a stagione. Si tratta di un ottimo segnale anche per il nostro vino: secondo le stime dei produttori sarà possibile sfondare entro due anni il tetto del milione di casse prodotte facendo diventare adulto un settore finora molto protetto dalla legislazione indiana.

L’Italia non ha ancora ‘bucato’ il mercato anche se il nostro vino è ben conosciuto dagli chef più in voga a Delhi e a Mumbai e dai produttori di vino indiano, concentrati soprattutto nell’area di Nashik. Da qui proviene la vitis vinifera che nel 2500 a.C. gli ariani nella loro lunga migrazione verso occidente portarono in Europa, determinando il trasferimento nel Mediterraneo della pratica della vinificazione: quando si parla di eterno ritorno!

Nonostante la ritrosia degli Induisti nei confronti del vino, il Prosecco piace molto al palato indiano. In occasione di ‘Flavour of Italy’ a Mumbai, talk show di promozione dell’agroalimentare italiano, Adriano Dal Bianco della Masottina di Conegliano ha introdotto così il suo Prosecco «un delizioso vino da signora, leggero, che si accompagna benissimo ad appetizer speziati come quelli indiani, una bevanda piacevolissima che non dà alla testa».

Produttrice di Prosecco, ma anche di Cartize, Chardonnay, Incrocio Manzoni, Müller Thurgau, Pinot Bianco, Pinot Grigio e i rossi Cabernet, Merlot, Pinot Nero e Refosco, Masottina ha incontrato chef, importatori e distributori indiani di vino, riscontrando le difficoltà del mercato, ancora per molti aspetti chiuso rispetto all’introduzione di questo prodotto, ma anche le immense potenzialità di una società che ha appena cominciato a godere dei piaceri di stampo occidentale.

Orsetta Paladini
Tratto da "L'economia della Marca Trevigiana", n.1 - 2007

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