HOME C.C.I.A.A. di TREVISO HOME C.C.I.A.A. di TREVISO
Percorso:  HOME >  Economia Trevigiana
Economia Trevigiana


  Struttura ed evoluzione dell’economia

    Approfondimenti         Dati statistici     « Torna a lista sezioni

« Indietro   2. I settori e la dimensione d’azienda

La prolungata assenza dell’informazione sugli addetti mette appetito ed invoglia ad ulteriori analisi. Indagando sulla dimensione media aziendale per settore (addetti/unità locali) si scopre ad esempio che tra il 1991 e il 2001 l’industria tessile (proprio il settore che presenta la maggiore diminuzione del numero di addetti) conosce parallelamente un aumento del numero medio di addetti per unità locale: da 11,8 a 15,1. Ed analoga tendenza si rileva, seppur in misura minore, nell’abbigliamento e nella calzatura.

Anche l’industria del mobile tende a meglio strutturarsi dimensionalmente: da 10,9 a 12,4 addetti/UL dal 1991 al 2001. Molto più bassa la dimensione media nell’industria del legno: 7,8 addetti/UL.

Volendo stilare la graduatoria dei settori con la maggiore dimensione aziendale media, si evidenziano, nell’ordine: la “Fabbricazione di autoveicoli e rimorchi”, appendice a Treviso dell’industria dell’accessorio per autoveicoli e delle carrozzerie per mezzi pesanti (23,4 addetti/UL); la “Metallurgia” (21,8 addetti/UL, anche se in sensibile diminuzione rispetto al 1991, quando la dimensione media era di 26,3 addetti/UL); l’“Industria della carta” (passa da 17,5 a 19,4 addetti/UL); i “Macchinari” (da 16,3 a 19,2 addetti/UL), comprensivi dell’industria degli elettrodomestici.(8)

Il secondo grafico di questa sezione permette di cogliere in modo più analitico la diversa caratterizzazione dei settori rispetto alla dimensione d’azienda; operando infatti una distribuzione percentuale degli addetti per 9 classi dimensionali, colpisce subito infatti l’ampiezza della classe superiore (250 addetti e oltre) per il settore dei “macchinari”: essa pesa per il 37% sul totale addetti di settore.

Con riferimento al totale manifatturiero, la medesima classe pesa “appena” per il 12%. Includendo anche la classe immediatamente inferiore (100-249 addetti), il settore macchinari trova così rappresentato il 54% dei suoi addetti. Nessuno degli altri settori manifatturieri, accorpando queste due classi, supera il 28% dei suoi addetti. Nella carpenteria metallica ci si ferma ben prima: solo l’8% degli addetti si colloca in aziende con 100 o più addetti (mentre il 53% si colloca in aziende con meno di 20 addetti).

Il settore delle calzature (che per Treviso coincide con la specializzazione distrettuale delle calzature sportive di Montebelluna) è il 2° in provincia per “peso” delle aziende con 50 addetti e oltre: in questa macro-classe (che segna il confine, secondo gli standard Eurostat, fra la piccola e la media impresa), si concentra il 44% dell’occupazione di settore.

E’ interessante infine notare la rilevanza dell’azienda medio-piccola nei settori del mobile e della gomma plastica, considerando come unica fascia dimensionale le due classi da 20 a 49 addetti e da 50 a 99 addetti: per il mobile si concentra in questa fascia d’aziende il 48% degli addetti; per la gomma plastica la concentrazione è di un punto percentuale inferiore. Il peso medio di questa fascia dimensionale, preso a riferimento il manifatturiero nel complesso, è del 38% (10 punti percentuali in meno).

Il dato di sintesi si commenta da solo: nel manifatturiero le unità locali sotto i 15 addetti rappresentano quasi l’80% del totale, ma danno impiego al 30% degli addetti. Dai 16 ai 49 addetti si colloca il 13% delle unità locali, che danno impiego ad un altro 30% di addetti; infine, le unità locali con 50 addetti e oltre costituiscono appena il 3% del totale, ma per un peso occupazionale pari al 40% degli addetti di comparto. All’interno di questa fascia le imprese con più di 250 addetti (le c.d. grandi imprese, sempre secondo Eurostat) sono 34 (lo 0,3%), all’interno delle quali si concentrano 17.853 addetti (il 12%).

Allargando l’osservazione a tutti i settori economici (commercio e servizi, oltre all’industria), la piccola dimensione diventa, come ovvio, ancor più pervasiva: basti dire che oltre il 70% delle unità locali si colloca nella prima classe dimensionale (1-2 addetti); quota che supera il 90% se soltanto consideriamo la soglia dei 10 addetti.


8 Si chiede ammenda per la mancanza di queste disaggregazioni: ma chi è utilizzatore del datawarehouse ISTAT per lo “scarico” dei dati via web conosce la sua lentezza, al momento incompatibile con le scadenze di stampa e presentazione del presente Rapporto.



  « Torna indietro » Inizio pagina  Stampa