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Finalmente l’ISTAT ha reso disponibili i dati relativi al Censimento 2001
sull’Industria e i Servizi. Erano molto attesi e saranno oggetto di approfondimenti
dedicati. Tuttavia, in questa sede non si poteva mancare di fornirne alcune
anticipazioni, soprattutto con riferimento all’evoluzione della struttura occupazionale
in provincia, per settori economici.(1)
Prima ancora di scorrere le “dense” tabelle numeriche, si invita a leggere il primo grafico della sezione 2: è la fotografia, in sintesi, dei processi di cambiamento del sistema produttivo trevigiano, più volte colti nelle diverse analisi qualitative realizzate in questi anni, ma ora definitivamente misurati.
La storia del decennio 1991-2001, vista osservando la variazione assoluta
del numero degli addetti, si racchiude in due estremi: +10.689 addetti nelle “attività professionali
ed imprenditoriali”(2) (pari al +83%); -9.906 addetti nel Sistema
Moda, (tessile, abbigliamento, calzatura)(3) . Le attività professionali si espandono
anche in termini di aziende (+4.300 unità locali nel territorio trevigiano);
il Sistema Moda perde oltre 1.200 unità locali.
Sono dati-simbolo della terziarizzazione che avanza e dei processi di internazionalizzazione
produttiva: i macro-assi entro i quali l’economia trevigiana si sta trasformando. Ma non affrettiamo conclusioni.
Del terziario troviamo ancora fra le prime posizioni, e con variazioni percentuali
anche a 3 cifre, le “Attività immobiliari” (quasi 4.000 addetti in più), il “Commercio all’ingrosso e gli intermediari” (+2.466), l’”Informatica e attività connesse” (+2.367), il settore che comprende “Ausiliari del trasporto ed agenzie di viaggio” (+2.221); anche la componente più “ludica” del terziario (“Alberghi e ristoranti”) cresce di 1.219 addetti (+12%). Fuori grafico segnaliamo d’interesse la crescita del settore “Sanità privata ed altri servizi sociali” (+904 addetti, pari al +30%), altra componente emergente del terziario trevigiano.
Del manifatturiero troviamo invece nelle prime posizioni, sempre per crescita
degli addetti, fondamentalmente quattro settori: quello dei “macchinari per
l’industria ed elettrodomestici”, (+7.737 addetti, pari al +55% (4), per una
crescita di 272 unità locali), la carpenteria metallica (+4.217 addetti, pari
al +27%), l’ “industria del mobile” (+3.916 addetti, pari al +22%) e l’industria
della “gomma e plastica” (+2.472, pari al +52%). Un po’ più distanziato il
settore della “lavorazione legno”, che si distingue comunque con una crescita
di +1.033 addetti (+11%).
Il comparto delle “Costruzioni” fa storia a sé, con una crescita di oltre 5.000 addetti, in buona parte tuttavia “indipendenti” (cioè titolari d’azienda).
A fronte di queste dinamiche non si devono dimenticare i “pesi” che continuano
ad avere i settori. Complessivamente i servizi alle imprese crescono, certo,
di oltre 19.000 addetti, contro un manifatturiero il cui saldo è di +12.000
addetti (5). Pur tuttavia il primo comparto “pesa” per il 19%
(era del 14,6% nel 1991) sul totale addetti della provincia di Treviso (6), mentre
il manifatturiero
continua a rappresentare il 47,4% del totale addetti (era del 50,2% nel 1991).
Le trasformazioni del modello economico (centrate essenzialmente sui servizi
alle imprese, ma anche sui servizi alle persone) sono indubbiamente in corso
(e certamente conosceranno un’accelerazione negli stessi anni a seguire il
2001, come vedremo), ma non si può sorvolare sul fatto che la struttura economica
provinciale resta profondamente ancorata alla sua vocazione industriale. Il
comparto “industria” nel suo insieme, composto, oltre che dal manifatturiero,
dalle costruzioni, l’industria estrattiva e le attività di trasformazione correlate
all’agricoltura, arriva a pesare, in termini di addetti, per il 57,8% sul totale
addetti provinciale (il suo peso era del 60,3% nel 1991)(7) .
Dunque il destino economico del territorio (con le connesse implicazioni sociali) è ancora
legato alle vicissitudini del manifatturiero, nel bene e nel male.
In tal senso, resta davvero emblematica l’espansione della meccanica (+12.500
addetti e +630 unità locali sono i dati aggregati a livello di comparto). Finché il
mercato è rimasto trainante, questo è un settore che “ha divorato” occupazione;
e che peraltro finora ha assorbito anche la forza lavoro espulsa da altri comparti
(sistema Moda in primis).
I fatti di oggi (le annunciate delocalizzazioni da parte di importanti aziende
meccaniche) illuminano retrospettivamente questi dati ormai “storici” e sollevano
una domanda inquietante: repentine accelerazioni nei processi di internazionalizzazione
produttiva di alcuni segmenti della meccanica potrebbero generare effetti intensi
sul territorio (forti contrazioni occupazionali), al pari delle fasi di crescita?
Qualora davvero l’occupazione nella meccanica dovesse incominciare a flettersi
sensibilmente, quali altri settori – a
scenari congiunturali attuali - potrebbero compensare i flussi
di lavoratori in uscita?
1 Se in questa sezione si propone una sintesi dei dati più significativi
che tratteggiano l’evoluzione strutturale dell’economia trevigiana
nel decennio 1991-2001, facendo perno in particolare sul dato degli addetti
(era dal censimento intermedio del 1996 che non si disponeva di una fotografia
analitica, ufficiale, non campionaria, dell’occupazione per settori),
nella sezione “Dinamica delle Imprese” si focalizzerà l’attenzione
sulle variazioni di consistenza dei settori negli ultimi 3 anni (2001-2003),
oltreché sulle caratteristiche delle imprese stesse. Pressoché inutile
avvertire che le serie storiche non sono comparabili fra loro, considerato
che il campo di osservazione dei censimenti è diverso dal dato Infocamere.
2
E’ la voce K 74 (ATECO 2001), che racchiude attività di servizio
alle imprese come studi legali e notarili, consulenza contabile, commerciale,
fiscale e gestionale, studi di mercato, agenzie di comunicazione e di pubbliche
relazioni, studi di architettura e di ingegneria. Non mancheremo di approfondire,
in altra sede, le consistenze e le dinamiche di questi singoli settori.
3 Il tessile perde oltre 5.600 addetti, il calzaturiero ne perde quasi 2.500,
l’abbigliamento
quasi 1.800.
4 Questo incremento occupazionale di fatto copre quasi il 65% della crescita
complessiva del numero degli addetti nel manifatturiero tra il 1991 e il 2001.
5 E’ da segnare questo dato: potrebbe essere l’ultima volta nella
storia dello sviluppo trevigiano che il comparto manifatturiero chiude un decennio
con
una dinamica positiva nel numero degli addetti.
6 Ad universo Censimento Industria e Servizi 1991-2001 omogeneo, escluse dunque
le Istituzioni.
7 Includendo le Istituzioni, il comparto industriale pesa, nel 2001, per il
53,8% sul totale addetti provinciale.
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