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La rielaborazione dei dati di bilancio esposta, rappresenta un’anticipazione
di alcuni risultati ottenibili attraverso l’interrogazione della banca
dati realizzata internamente dalla Camera di Commercio di Treviso in collaborazione
con Infocamere e contenente i bilanci aziendali di circa 7.000 società di
capitali della provincia di Treviso attive negli anni 1999-2000-2001.
L’analisi delle voci di bilancio proposta intende fornire nuovi elementi
di studio dello sviluppo locale quali, ad esempio, una migliore comprensione
della struttura economico-finanziaria e della redditività aziendali
per settore e territorio (anche a livello comunale) e classi dimensionali.
Per questa prima elaborazione si è operato un confronto con l’indagine
curata da Mediobanca-Unioncamere e riferita ai bilanci aziendali delle medie
imprese del Nord-Est, a parità di campo di osservazione (imprese sopra
i 20 addetti).
Più nello specifico, sono state considerate:
- n. 1.081 società di capitali con sede legale in provincia
di Treviso che rappresentano il 15,7% delle complessive 7.000 aziende i cui
bilanci relativi alle tre annualità esaminate sono presenti in banca
dati;
- si è operata un’analisi di dettaglio riferita al settore manifatturiero
su 851 bilanci aggregati il cui valore aggiunto pesa per il 71,6% sul totale
valore aggiunto provinciale.
Per una prima analisi di tipo dinamico, a livello generale, si è partiti
dalla lettura di quattro aggregati economici significativi ovvero:
- valore aggiunto (VA): valore della produzione al netto degli acquisti e
dei servizi esterni, quale indicatore dell’attitudine aziendale a produrre
ricchezza per il sistema economico;
- fatturato (VP): inteso come “proxy” del valore della produzione;
- margine operativo lordo (MOL): valore aggiunto al netto dei costi del personale,
quale indicatore della capacità delle imprese di generare risorse al
proprio interno, ovvero successivamente alla remunerazione dei costi esterni
e del personale;
- reddito operativo netto (RON): quale quota di risultato disponibile dopo
gli ammortamenti per la remunerazione del capitale finanziario.
Le prime osservazioni di questi indicatori
(
tavola 12.1) evidenziano che:
nel complesso dei settori considerati:
- tutti e quattro i valori economici sono cresciuti dal 1999 al 2000,
mentre hanno mostrato una tendenza verso la stazionarietà-diminuzione
dal 2000 al 2001;
- in particolare tra il 1999 ed il 2000 si è registrata una crescita del
fatturato in percentuale pari al +13,3% (comunque inferiore alla crescita sia
del valore aggiunto, +8,9%, che del margine operativo lordo, +8,9%) ed una
sua successiva battuta d’arresto tra il 2000 ed il 2001 (-0,2%), accompagnata
da una diminuzione del VA dello 0,1% e del MOL del 2,4%.
All’interno dei settori:
- per il manifatturiero, la diminuzione del fatturato registrata nel
2001 rispetto al 2000 in percentuale pari a -2,8% si è ripercossa anche
sul MOL che segna un -8,1%;
- per il commercio e i servizi alle imprese, l’aumento del fatturato dell’esercizio
2001 rispetto al 2000 (in percentuali rispettivamente pari al +6,2% e al +8,9%),
ha contribuito in misura positiva alla crescita del MOL (+14,2% per il commercio
e +9,3% per i servizi alle imprese).
Procedendo con l’analisi della struttura degli stati patrimoniali (tav.
12.2) delle 1.081 società selezionate, si evince che:.
all’interno dell’attivo:
- il peso delle immobilizzazioni tecniche nette sul totale dell’attivo
per le imprese trevigiane è rimasto sostanzialmente stabile dal 1999
al 2000 (dal 23,4% al 23,5%), mentre ha registrato una diminuzione tra il 2000
ed il 2001 di circa un punto percentuale (passando dal 23,5% al 22,8%), e di
entità comunque inferiore alla variazione registrata dal capitale circolante
netto (calcolato come differenza tra attivo corrente e passivo corrente) che
per lo stesso periodo è risultata pari a circa due punti percentuali:
si tratta di un segnale di preferenza aziendale teso all’incremento di
investimenti tecnici, il cui peso è sicuramente superiore anche agli
investimenti di natura finanziaria: 22,8% le immobilizzazioni materiali nel
2001 contro il 13,6% di partecipazioni e altri investimenti finanziari nello
stesso anno;
all’interno del passivo:
- rimane ancora preponderante il peso dell’indebitamento finanziario
a breve sul totale passivo (35,7% nel 2000, 21,7 nel 2001) rispetto al peso
dell’indebitamento a medio-lungo periodo che per il 2000 è risultato
pari a 16,4% e per il 2001 pari a 9,5%: si tratta di una situazione strutturale
che abbiamo notato essere sostanzialmente in linea con quanto evidenziato dall’indagine
Mediobanca-Unioncamere sulle medie imprese industriali del Nord-Est, che per
le aziende nordestine nell’anno 2000 rileva un maggior peso dei debiti
a breve sul totale passivo (28,9%) rispetto all’incidenza dell’indebitamento
a medio-lungo termine (15,5%).
Tale analisi strutturale per essere ulteriormente confermata, necessita di
pesare le poste dello stato patrimoniale sul valore del capitale investito
tangibile delle imprese trevigiane selezionate
(
tav. 12.3), grandezza calcolata
come somma tra i debiti di natura finanziaria e il patrimonio netto, da cui
sottrarre il valore delle attività immateriali, per rendere più chiaro
che:
- nel 2000, il 36,4% del capitale investito delle aziende trevigiane è coperto
dal patrimonio netto ed il resto dai debiti di natura finanziaria, tra cui
spicca l’indebitamento a breve (43,6%), con conseguente minor peso dei
debiti a media-lunga scadenza che rappresentano solo il 20% dell’indebitamento
complessivo;
- a differenza delle medie imprese nordestine analizzate da Mediobanca,
il principale impiego del capitale non è però il circolante (calcolato
come crediti commerciali e magazzino al netto dei debiti verso fornitori),
ma l’attivo immobilizzato, in percentuale pari a 62,1%, situazione strutturale
che, data la prevalenza dell’indebitamento a breve, sembrerebbe indicare
una tendenza al non perfetto equilibrio tra impieghi e fonti di finanziamento
degli stessi con conseguente sottocapitalizzazione delle aziende trevigiane.
Al fine di approfondire ulteriormente la presenza di effettivi sbilanciamenti
tra fabbisogno finanziario e fonti di finanziamento nonché le loro ripercussioni
sulla redditività aziendale delle imprese, la lettura della
(
tav. 12.4)
cerca di rispondere ad ulteriori interrogativi quali:
- quale sia l’effettiva entità del fabbisogno finanziario
per le aziende trevigiane e quanto quest’ultimo sia correlato con le
fonti di finanziamento in termini di durata;
- in che percentuale il fatturato prodotto si traduca in liquidità e in
che misura questa liquidità sia assorbita dagli oneri finanziari.
In merito al primo interrogativo la ricerca ha fatto emergere che per le imprese
trevigiane il rapporto tra capitale circolante netto e valore della produzione,
quale indicatore dell’entità di fabbisogno finanziario in termini
di circolante per il 2001 è pari al 37,4%, e che il fabbisogno a breve
non è preponderante rispetto al fabbisogno in capitale fisso: per lo
stesso anno infatti la percentuale cap.circ.netto sul cap.fisso è risultata
pari all’1,2%.
A fronte di tale fabbisogno di medio-lungo periodo, le fonti di finanziamento
a breve, in particolare i debiti verso banche, rappresentano il 23,0%, contro
il 9,4% delle analoghe fonti a medio-lungo termine, il che confermerebbe lo
sbilanciamento tra impieghi e fonti.
In merito al secondo interrogativo, l’indice MOL/Fatturato evidenzia
tra il 2000 ed il 2001 una diminuzione della capacità di generare liquidità potenziale
(da 10,2% a 9,9%) in linea anche con una diminuzione della redditività caratteristica
(ROI che per lo stesso periodo passa dal +11,6% al +9,9%, vedi
tav. 12.5),
inducendo ad un aumento di dipendenza verso finanziamenti esterni che è fortunatamente
contemperato da una leggera riduzione della percentuale di assorbimento della
liquidità da parte degli oneri finanziari: l’indicatore oneri
finanziari/MOL passa, tra il 2000 ed il 2001, dal 26,9% al 25,1%, ed è accompagnato
anche da una riduzione del tasso di indebitamento (dal +8,2% al +7,6%, tav.
12.4). Quest’ultimo risulta comunque di entità inferiore al ROI
permettendo ancora un effetto leva finanziaria positivo, ovvero un accrescimento
della redditività aziendale nel complesso, a beneficio anche della remunerazione
del capitale proprio (ROE).
Sempre sotto l’aspetto economico, ed in particolare per il settore manifatturiero,
rimane da rilevare che il decremento del rendimento economico netto dell’intero
capitale impiegato nella gestione caratteristica (ROI) nel passaggio tra l’esercizio
2000 e l’esercizio 2001 è influenzato anche da una riduzione della
redditività sulle vendite (ROS) (da +5,0% a +4,6%), quindi da una minore
condizione di remuneratività del flusso dei ricavi, in parte attribuibile
all’inizio di una fase economico-congiunturale recessiva: la variazione
tendenziale del fatturato derivante da analisi congiunturale passa infatti
da un +7,2% del periodo ‘00/’99 ad un +0,5% del periodo ‘01/’00).
L’esame complessivo della rielaborazione dei dati di bilancio operato
all’interno di questo campione induce a ritenere che per le imprese trevigiane
l’espansione del finanziamento aziendale debba essere legata sia alla
ricerca di un nuovo equilibrio tra impieghi e fonti di finanziamento, accompagnato
anche da un incremento della capacità di autofinanziamento (effetto
ricapitalizzazione), sia al contemporaneo controllo del costo medio netto dell’indebitamento
che gli enti finanziatori potrebbero incrementare proprio in corrispondenza
di una maggiore esposizione finanziaria delle singole imprese, inducendo così un
incremento del peso degli oneri rispetto ai proventi della gestione finanziaria.
Il tutto per evitare che all’interno di questo circolo virtuoso l’annullamento
dello scarto tra la redditività del capitale investito ed il tasso di
indebitamento limiti ogni convenienza ad ulteriore indebitamento e annulli
così ogni possibilità di incremento della redditività aziendale
complessiva.
A completamento dell’analisi, e volendo richiamare alcuni indicatori
di efficienza produttiva, è opportuno far riferimento ai dati proposti
da Unioncamere Nazionale relativi al valore aggiunto per addetto
(
tav. 12.7)
e al costo del lavoro per addetto
(
tav.12.8) per sottolineare come:
- il valore aggiunto per dipendente riferito alla provincia Treviso è pari
49,4 migliaia di Euro, dato inferiore a quanto rilevabile a livello Veneto
(51,3), a livello nazionale (55,1) e al Nord-Ovest Italia (57,9), indicando,
quindi nel confronto tra territori, una minore produttività del lavoro
nel trevigiano;
- è peraltro curioso notare come tale minore produttività si accoppi,
in modo singolare, ad un costo del lavoro per addetto inferiore rispetto a quello
degli altri territori: a Treviso il costo del lavoro per addetto ammonta a 27,5
migliaia di Euro, nel Veneto è di 29,1 migliaia di Euro, in Italia sale
a 31,3 e Nord-Ovest si attesta addirittura a 33,8 migliaia di Euro.
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