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Ogni anno la Camera di Commercio di Treviso raccoglie i dati sugli investimenti
effettuati da un campione rappresentativo di industrie del manifatturiero,
distinguendo gli investimenti in macchinari dagli investimenti in ricerca e
sviluppo: occasione per fornire il quadro congiunturale della propensione all’innovazione
nel territorio.
Nonostante le difficoltà di mercato, quasi il 62% delle imprese intervistate
ha effettuato investimenti in macchinari, in prevalenza aziende sopra i 50
addetti; opposta tendenza si rileva per la ricerca e sviluppo: solo il 27,8%
delle imprese intervistate dichiara di aver effettuato investimenti in merito.
All’interno di questa quota, aumenta tuttavia il peso delle aziende sopra
i 50 addetti.
Si predilige insomma la manutenzione della “macchina”, la tenuta
in efficienza dei processi, rispetto ad investimenti più collocati sulla “frontiera
della conoscenza” e, quasi sicuramente, con redditività differita.
E se proprio si deve lavorare sugli “intangibile assets”, si preferisce
farlo tramite canali interni (oltre il 70% delle imprese individua negli uffici
di progettazione interni i canali di introduzione delle innovazioni in azienda).
Quali sono le ragioni alla base delle decisioni d’investimento? Il massimo
rilievo (per il 74,2% delle imprese) è attribuito alla ricerca di nuovi
prodotti o al loro miglioramento (1) (perseguita, dunque meno per via formale;
seguono l’innovazione dei processi (42,3% delle imprese), la conquista
di nuovi segmenti di mercato (39,2%) e l’innovazione organizzativa (29%).
Fra coloro che segnalano la ricerca di nuovi mercati, il 62,5% è orientato
ad esplorarli all’estero, il restante 37,5% è interessato a scoprire
nuove nicchie anche nel mercato italiano.
1 La ricerca di nuovi prodotti sembra un percorso strettamente connesso ai
paradigmi tecnologici esistenti (o acquisibili), piuttosto che una esplorazione
astratta del possibile, più tipico del centro di ricerca.
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