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L’andamento congiunturale dell’industria
manifatturiera trevigiana, relativo al 4° trimestre 2003, conferma la piena
stagnazione che sta vivendo il sistema produttivo trevigiano nel complesso, con
qualche lieve cenno di recupero, troppo debole per poter essere inteso come
un’inversione di ciclo.
La variazione tendenziale del volume fisico della produzione (4° trim. ’03 su
stesso trimestre anno precedente) è del -2,1%: dato negativo, seppur non in
peggioramento rispetto alla fotografia degli ultimi 2 trimestri (-2,4% la
variazione tendenziale relativa al 3° e al 2° trimestre 2003) (tav.4.1.1).
Questa stasi della macchina produttiva è appena contraddetta da un grado di
utilizzo degli impianti comunque elevato (81,4% contro l’81% dello scorso anno)
e da una variazione trimestrale della produzione che si attesta su +11,1%; siamo
tuttavia più propensi a considerarla come un rimbalzo tecnico conseguente alla
ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, che come un segnale di effettiva
ripresa.
Restano infatti elevati i giudizi di esuberanza delle scorte di prodotti
finiti destinati alla vendita: riguardano ancora il 25% delle imprese
intervistate, contro il 9% dei giudizi di scarsità. A giugno, ad ogni modo, la
situazione di esubero delle scorte coinvolgeva il 30% delle imprese
intervistate.
La stazionarietà è il leitmotiv anche per il fatturato: ha galleggiato per
tutto il 2003 attorno alla crescita “zero”, per chiudere al 4° trimestre
(rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) con un -0,7%.
L’indicatore sui nuovi ordinativi raccolti nell’ultimo trimestre dell’anno ci
evita di tratteggiare uno scenario totalmente grigio: dal mercato interno gli
ordini crescono del +5,0%, contro un +3,2% rilevato lo scorso anno; dal mercato
estero crescono del +3,2% contro un +1,6% relativo al 4^ trimestre 2002). Una
boccata di ossigeno importante, soprattutto dai mercati esteri, i cui ordinativi
risultavano in flessione praticamente da inizio anno.
Focalizzando l’attenzione sui settori produttivi monitorati con un minimo di
rappresentatività dall’indagine congiunturale, si osserva che le contrazioni più
significative (in termini di variazioni tendenziali della produzione rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente) riguardano il settore della
metalmeccanica (-3,8% contro il -5,1% registrato a livello nazionale) ed il
tessile-abbigliamento (-0,8%, +1,6% a livello nazionale).
Si rilevano invece variazioni positive sia in termini di variazione
tendenziale della produzione che del fatturato per il settore del legno-mobilio:
rispettivamente +0,7% (+1,5% il dato nazionale) e +2,9% (+7,4% il dato
nazionale).
A livello previsionale per il 1° semestre 2004, gli imprenditori trevigiani
tornano ad esprimere un cauto ottimismo:
- per la produzione, pur permanendo una situazione di attendismo, i giudizi
“staccano” nettamente rispetto alle precedenti rilevazioni: tre mesi fa, come
un anno fa, gli “ottimisti” erano rispettivamente il 31% ed il 33%, mentre
oggi significativamente al 43%. In diminuzione peraltro la quota dei giudizi
“pessimisti” (dal 25% di dicembre 2002, al 27% del settembre 2003 al 15% di
quest’ultima rilevazione);
- recupero di fiducia per la domanda interna: cresce infatti la quota di chi
scommette su un suo aumento (dal 28% di dicembre 2002 al 34% di dicembre
2003); accompagnata anche da una diminuzione dei giudizi negativi (22%
rispetto al 37% di settembre 2003 e al 31% di dicembre 2002);
- in miglioramento, anche se sempre cautamente, i giudizi sulla domanda
estera, attorno alla quale si registrano previsioni positive riguardanti il
38% delle aziende intervistate; da segnalare soprattutto il cambiamento di
“clima”: a settembre i “pessimisti” sopravanzavano sugli “ottimisti” (33%
contro il 28%), mentre oggi, al 38% di ottimisti si contrappone un più modesto
16% di imprese che continuano a stimare contrazione degli ordini dall’estero.
Non possiamo ignorare, ad ogni buon conto, la quota degli “attendisti”: il 46%
delle imprese infatti continua a scontare dinamiche piatte sui mercati esteri.
Per una provincia fortemente e storicamente orientata all’export non si tratta
di un segnale positivo;
- sul fronte dei prezzi il 31% delle aziende intervistate prevede un ritocco
dei listini verso l’alto (contro un 19% del mese di settembre) e
sostanzialmente in linea con il giudizio espresso a dicembre 2002 (allora il
33% scommetteva sul rialzo dei prezzi);
- per l’occupazione rientra il forte sbilancio fra giudizi negativi e
positivi registrato a settembre: allora il 24% di imprese prefigurava una
possibile contrazione degli organici, contro un 8% orientata per l’incremento;
oggi non possiamo parlare di prospettive rosee, ma di un riavvicinamento delle
posizioni: resta un 20% di giudizi negativi, a cui si contrappone un 16% di
giudizi di crescita degli occupati.
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