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Premessa metodologica
Come già avvertito, i dati presentati in questa sezione non sono comparabili
con quelli censuari, per la loro sostanziale diversa natura: i censimenti sono
per definizione un’indagine “su campo”, contano il fisicamente
esistente ad una certa data; mentre i dati Infocamere derivano da una fonte
amministrativa qual è il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio
e fanno affidamento, per molti versi, sulla bontà e tempestività dei
soggetti interessati a dichiarare avvii, modifiche, cessazioni di attività economica.
Tale archivio resta tuttavia fondamentale per poter effettuare un monitoraggio
continuo della demografia d’impresa, senza aspettare le scadenze decennali
dell’ISTAT. In questa sezione si analizzerà dunque come è proseguita
la dinamica dei settori negli ultimi 2 anni (confronto degli stock d’imprese
al 31 dicembre 2001 e al 31 dicembre 2003), puntando soprattutto a ragionare
non per singolo settore ma per comparti economici, e considerando principalmente
la variabile “sede d’impresa” (più affidabile).
Il primo set di tabelle (tavv. 7.1-7.4 e grafici annessi) accorpa infatti
i singoli settori nei seguenti comparti: Manifatturiero, Costruzioni, Commercio,
Pubblici Esercizi, Servizi alle imprese (scorporando le agenzie immobiliari),
Servizi alle persone. Sono aggregazioni che appaiono funzionali per comprendere
con immediatezza i cambiamenti in atto in provincia con riferimento alle principali
vocazioni economiche.
Così strutturata, ogni tabella propone inoltre una lettura del dato “in
verticale”, con comparazioni interne ed esterne al territorio provinciale:
il confronto verso l’interno si svolge con le aree territoriali, ripartizioni
con le quali ormai abitualmente viene disaggregata la Marca trevigiana; il
confronto verso l’esterno avviene con le province venete e il Veneto,
le macro-ripartizioni geografiche d’Italia, il dato nazionale.
Alle tavole 7.5-7.7 è proposta la consistenza analitica dei singoli
settori, per imprese registrate e attive, con il flusso di iscrizioni e cancellazioni,
e con il “di cui” artigiane. Infine, nelle sezioni successive si attingerà a piene mani alle potenzialità degli archivi
camerali, per analizzare (sempre in forma comparata) la distribuzione delle
imprese in base ad alcune caratteristiche (forma giuridica, età delle
imprese, capitale sociale, tipologia di localizzazioni, gruppi d’impresa, “vera” nuova
imprenditoria).
Alla banca dati sulle imprese si affianca inoltre la banca dati sull’imprenditoria,
tramite la quale si esaminerà la distribuzione dei titolari, soci od
amministratori per settori, sesso, età, nazionalità. Variabili
che permettono alcune focalizzazioni sull’imprenditoria femminile, sull’imprenditoria
extracomunitaria e sull’età e sui business preferenziali della “vera” nuova
imprenditoria.
ANALISI PER SETTORI
Il manifatturiero
Nel biennio considerato, in provincia di Treviso il manifatturiero si contrae
del –1,8% in termini di sedi d’impresa (da 13.519 a 13.275: -244);
variazione leggermente superiore a quanto si registra in Veneto (-1,4%), nel
Nord-Est (-0,9%) e nel Nord-Ovest (-1,4%), ma tutto sommato in linea con quello
che sarà il “tema” del decennio in corso per questo comparto:
ovvero progressiva selezione del numero d’imprese per una serie di fattori
di debolezza competitiva, non ultimo il fattore dimensionale – come già visto
tramite i dati censuari.
All’interno della Marca trevigiana l’area che perde più “pezzi” di
manifatturiero, in valori assoluti, è il distretto di Conegliano: -53
imprese (-2,6%), seguito dal distretto di Montebelluna (-48 imprese, -2,8%).
Di quest’ultimo è noto il processo di delocalizzazione produttiva,
iniziato fin dai primi anni ’90, con particolare riferimento alla filiera
dello sportsystem; mentre è novità di rilievo la flessione d’imprese
per il coneglianese, correlata tuttavia solo in parte alla filiera meccanica,
assai preponderante nel territorio. Terza area, per flessione del manifatturiero
in valori assoluti, l’opitergino-mottense, epicentro del distretto del
mobile: -37 imprese (-2,7%). Per variazioni percentuali riemerge l’immancabile
deriva del vittoriese (-3,2%).
A livello nazionale appare quasi naturale ritrovarsi di fronte a due opposte
geografie dello sviluppo del manifatturiero: le province del Sud, che conoscono
variazioni anche a due cifre (prima Reggio Calabria, tutte le province della
Sardegna, Napoli, Ragusa Latina e due province dell’Abruzzo, Chieti e
Teramo); le province del Centro-Nord storicamente più industrializzato,
che perdono imprese, fanalini di cosa due distretti per antonomasia come Prato
e Belluno (la crisi dell’occhialeria qui erode quasi 150 aziende, per
una flessione del 5,4%).
Treviso, in questa graduatoria si colloca all’ 85° posto. La cosa
non sorprende, considerata la dinamica negativa: e tuttavia, da un punto di
vista più strutturale, occorre ricordare che la Marca continua ad occupare
le primissime posizioni in Italia (11° posto) quanto a numero di imprese
manifatturiere rapportato al totale sedi di impresa. Affiancandosi a buona
parte delle province caratterizzate dalla presenza di una o più specializzazioni
distrettuali (Prato, Vicenza, Ascoli Piceno, Arezzo, Lecco, Modena, Macerata,
Pistoia, Como, Varese).
Le costruzioni
E’ il settore che è cresciuto di più, a Treviso (+1.056
imprese, +9,9%) come in Italia (+52.793 imprese, +8,6%). Solo i “servizi
alle imprese” spunterebbero un decimo in più di crescita a Treviso,
ma vedremo che questa dinamica va scorporata fra le agenzie immobiliari e le
altre attività terziarie per le imprese.
Variazioni da record nell’area di Asolo (+13%, +86 imprese) e nell’area
di Montebelluna (+12,8%, +152 imprese); ma in valori assoluti si distingue
sopra a tutte l’area di Treviso (capoluogo e cintura urbana): +340 imprese.
Su dinamiche superiori a Treviso si attestano Verona (+13,6%, +1.514 imprese),
Vicenza (+10,8%), Rovigo (+10%). Verona compare al 7° posto fra le province
italiane per crescita del numero di imprese edili; Treviso si colloca al 27° posto.
Ai vertici di questa graduatoria Reggio Emilia, Mantova, Imperia, Gorizia,
Ravenna, Siena, Lodi, Pisa e Macerata. Dunque, non cementifichiamo soltanto
nel Veneto.
Reggio Emilia, Lodi e Mantova sono rispettivamente 1a, 5a e 7a anche nella
graduatoria per peso delle imprese edili sul totale sedi di impresa. Treviso,
al riguardo, è 36a.
Il commercio
Il comparto delle attività commerciali (all’ingrosso e al dettaglio)
cresce a Treviso, in termini di imprese, del +1,8% (+313 imprese) dal dicembre
2001 al dicembre 2003; tendenza superiore al dato regionale (+1,0%), ma inferiore
al dato nazionale (+2,0%).
Le aree territoriali della Marca che conoscono la maggiore espansione sono
il montebellunese (+5,6%, pari a oltre 100 imprese in più), l’asolano
(+4,5%) e l’opitergino-mottense (+3,5%). In flessione, seppur di poco,
il coneglianese (-0,6%, -26 imprese).
A livello veneto Treviso è la prima provincia per incremento delle
imprese nelle attività commerciali; segue Vicenza (+1,7%); a pari merito
Venezia e Verona (+1,2%); più distanziata Padova (+0,4%); in flessione
Belluno e Rovigo (rispettivamente –1,5% e –0,8%).
A livello nazionale le maggiori dinamiche si registrano nelle province del
Sud (Lecce, Napoli, Caserta, Catanzaro e Reggio Calabria sono le prime cinque);
mentre le maggiori flessioni interessano Ferrara, Imperia, Savona e, fanalini
di coda, due provincie friulane, Gorizia e Trieste. Treviso sta giusto nel
gruppo di mezzo, al 38° posto, ma scende al 75° posto per rapporto
fra esercizi commerciali ed abitanti (sedi ogni 1.000 abitanti). Svettano qui
province ad alta vocazione turistica (Rimini, Pescara, Napoli, ma si distingue
anche Lucca al 10° posto, con Viareggio al suo interno), oppure province
del sud dove ancora meno si è diffusa la grande distribuzione organizzata.
I pubblici esercizi
Altre 103 imprese si aggiungono, tra il 2001 e il 2003, ai ristoranti, trattorie,
agriturismi e bar della provincia (+3,5%). Variazione elevata, se comparata
alla media del Nord-Est (+1,4%) e del Veneto (+2,7%). Non regge invece il confronto
con il Sud e le Isole (+8,9%) che inevitabilmente influenza la media nazionale
(+4,7%). Fra le province venete solo Verona supera la variazione di Treviso
(+3,6%, +154 imprese); in valori assoluti spicca comunque Venezia, con un incremento
di 160 imprese.
All’interno della Marca le aree più interessante dall’aumento
dei “luoghi” classici della convivialità sono, forse non
a caso, quelle collinari: in particolare il montebellunese (+7,8%) ed il coneglianese
(+5,4%). Non resta al traino, fra le aree pedemontane, il vittoriese, che invece
vede contrarsi i pubblici esercizi del –1,5%. Sopra la media si colloca
anche la crescita dei pubblici esercizi nell’area del capoluogo (+4,3%,
pari a + 42 imprese).
La pur interessante dinamica della provincia di Treviso resta assai distante
da altre realtà italiane. Ai primi posti, per variazioni percentuale
dei pubblici esercizi, si collocano infatti Napoli (oltre il +15%), Prato,
Enna, Lecce, Siracusa (tutte abbondantemente sopra il +10%). Treviso occupa
in tal senso “soltanto” il 65° posto.
In termini di rapporto fra pubblici esercizi ed abitanti svettano naturalmente
province a forte vocazione turistica: Rimini, Bolzano, Aosta, Savona, Imperia,
Belluno, Trento, Sondrio, Verbania, Siena. Treviso si colloca al 67° posto,
significativamente sotto la media nazionale. Ultime dieci, quasi tutte le province
della Sicilia (ad esclusione di Messina ed Agrigento), oltre a Bari, Reggio
Calabria e Taranto. Non si mancherà di notare che alcune delle province
in fondo a questa graduatoria si impongono al tempo stesso nella graduatoria
per incrementi percentuali, alla rincorsa di indici di copertura più elevati.
I servizi alle imprese
Al fine di meglio comprendere la dinamica del terziario “a supporto” delle
imprese, è bene distinguere le attività immobiliari dal resto
delle attività professionali. Su 13.487 imprese, le prime pesano per
il 35% (4.742) e sono cresciute di quasi il 23% rispetto al 2001 (+883) 1.
Un trend “tirato” dal boom dell’edilizia di questi ultimi
anni, certo significativo, ma che, proprio per la sua intensità, impone
lo scorporo dal resto del comparto, per poter capire senza lenti deformanti
quale
sia la reale portata dei processi di terziarizzazione dell’economia trevigiana.
Escluse dunque le attività immobiliari, l’aggregato, composto
da 8.745 imprese (che fa di Treviso la 3a provincia nel Veneto per presenza
di attività terziarie), cresce del +4% (+339 imprese); variazione superiore
al dato regionale (+3,6%), ma inferiore alla media nazionale (+4,9%), sostenuta
dalla crescita dei servizi al Sud e nelle Isole (+8,2%).
Nel Veneto si distingue Padova per presenza e crescita, in valori assoluti,
di attività terziarie: 10.776 imprese, aumentate rispetto al 2001 di
355 unità. Seconda Verona, per consistenza (9.393 imprese), ma prima
per incremento assoluto (+398).
Assai divergenti le dinamiche all’interno del territorio trevigiano:
si passa dal +10,6% di Castelfranco (da 777 a 859 imprese) al +1,6% dell’asolano
(+5 imprese) e dell’opitergino (+12 imprese). Naturalmente l’area
a maggiore densità di terziario avanzato resta quella del capoluogo
(3.670 imprese, +4,6%, pari a 161 unità in più).
Come si può immaginare dal trend di crescita nella macro-ripartizione “Sud
e Isole”, 9 dei primi 10 posti della graduatoria per incremento percentuale
del comparto (sempre escluse le attività immobiliari) spettano a province
del Mezzogiorno (nell’ordine, Napoli, Lecce, Cagliari, Vibo Valentia,
Avellino, Palermo, Reggio di Calabria, Salerno, Cosenza). Si insinua al 8° posto
Brescia, mentre Treviso si deve accontentare del 49° posto.
Migliore, di poco, la posizione di Treviso in termini di incidenza dei servizi
alle imprese sul totale sedi d’impresa attive: la Marca è infatti
33a in tal senso. Ai vertici, le principali “capitali” del terziario
avanzato: prima Milano (con una incidenza dei servizi superiore al 20% rispetto
al totale imprese), seguita da Bologna, Trieste, Genova, Roma, Torino. Si collocano
fra le prime 10 province anche altre realtà meno ovvie come Ravenna,
Lodi, Cagliari e Livorno.
I servizi alle persone
Sono 3.227 le imprese operanti a Treviso nei servizi alle persone 2: 187 in
più rispetto al 2001, per una variazione percentuale (+6,2%) non eguagliata
né a livello veneto (+3,5%), né a livello nazionale (+4,7%).
Fra le province venete il primato, per consistenza assoluta delle imprese,
spetta a Verona (3.764), che stacca di poche misure Padova (3.748). Terza Vicenza
(3.338 imprese). Nessuna di queste, tuttavia, conosce incrementi assoluti pari
a Treviso.
Variegate, in apparenza, le dinamiche all’interno della Marca, determinate
tuttavia dalla diversa base di conteggio. Mediamente, le diverse aree conoscono
incrementi di 15-20 unità ciascuna, con la sola eccezione di Treviso
e cintura urbana (+66 unità).
Per trend di crescita del comparto in termini di imprese, Treviso si colloca
al 19° fra le province italiane. Ai vertici della graduatoria, ancora una
volta province del Sud che inseguono i loro gap strutturali; si deve invece
accontentare del 63° posto quanto a rapporto fra imprese ogni 1.000 abitanti.
Ai primi 10 posti di questa graduatoria si impongono 4 province emiliane (Rimini,
Ravenna, Forlì-Cesena, Ferrara), 2 province abruzzesi (Pescara e Teramo),
2 toscane (Lucca e Grosseto), 2 liguri (Savona ed Imperia). Quasi una fotografia,
molto in sintesi, del modello socio-economico di sviluppo perseguito dalle “terre” del
Centro Italia.
1 In Italia le attività immobiliari pesano per il 24% sul totale servizi
alle imprese e sono cresciute del +13,5%.
2 Che comprendono: istruzione privata, sanità ed altri servizi sociali
privati,
smaltimento rifiuti, attività ricreative, culturali e sportive, altre
attività dei servizi (parrucchieri, barbieri, centri benessere, estetisti,
etc.)
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